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La calma dopo la tempesta

by Veronica Benini
Jun 16, 2026

Giovedì abbiamo consegnato le chiavi del locale e gli avvocati hanno controllato i bonifici a mio favore, per il risarcimento danni. Tuttapposto.

Ho guardato lo spazio vuoto che faceva eco e non ho provato emozioni. Quel volume non era più niente: lo spazio lo fai tu con le tue cose, gli eventi, le persone.
E tutto quello era ormai svanito da molto tempo.

Quella sera abbiamo portato la Bertha davanti la casa di campagna di un amico, per farle qualche lavoretto, e mi sono data qualche giorno per riprendere forze. Sono ancor aquwi che arranco, ma serena del percorso che abbiamo davanti.
Sapevo che lo stress ti svuota di energie, e dopo più di 4 mesi dall'inondazione ero esausta.

Non ho ancora la mente fresca come per decidere il colore dei velluti o se tenere le tendine vintage né tantomeno le mattonelle adesive per il bagno, ma ho iniziato a vivere appieno la Bertha e devo dire che adoro stare qui dentro!
Abbiamo altre due macchine: la Toyota Land Cruiser rossa vintage del '84 che è in garage in attesa di essere venduta, e la decapottabile tedesca che usa Chris per andare al golf. Be', adesso se Chris mi propone di andare a guardare la partita al Chiringuito e non vuole spostare la Bertha per andarci con la cabrio aperta, io ci rimango malissimo! Mi piace da morire questa cosa che col camper vai in un posto, fai serata, e poi volendo non riparti: rimani li dentro e dormi subito. Fantastico!

Questa nuova dimensione di avere una casa davvero funzionante su ruote è meravigliosa. Ho tutto tutto tutto sempre con me.
È come se le due parti più estreme del mio essere che pensavo agli antipodi si fossero unite: da una parte la voglia di viaggiare sempre con lo zainetto minimo, leggera e libera, e dall'altra quel piacere di stare a casa sul divano a scrivere, attorniata dalle mie poche cose ma scelte alla perfezione, come adesso.
La Bertha ha reso possibile entrambe le cose e sono al settimo cielo!


Ma come per molti feeling e cambi di rotta che mi contraddistinguono, ero stata avanti prima di questo trend del downshifting e della vanlife già nel 2012 quando ho dato le dimissioni nello studio d'ingegneria dove lavoravo a Parigi per andare a vivere su un furgone che ho camperizzato da sola. Ma non era davvero una casetta: non aveva la doccia, e il WC era di quelli a doppio bidone scomodissimo da svuotare. Ho raccontato quella storia nel mio libro "La vita inizia dove finisce il divano" ed ha toccato decine di migliaia di persone, rimanendo in classifica per undici settimane.

La storia aveva toccato molto al di là della mia Community, e anche il pubblico maschile. A un certo punto le case di produzione cinematografiche Cattleya e Netflix si erano interessate acomprare i diritti per una miniserie, e sono andata negli uffici di entrambi: da Cattleya a Roma incontrando il mitico Riccardo Tozzi e poi ad Amsterdam negli Headquarters di Netflix.
Questa è la prima volta che lo racconto, sono cose che se non vanno in porto di solito ti tieni per te. Ma alla fine mi sono detta: è successo, è una fugata, perché non raccontarlo?

Cattleya non si fece più avanti dopo l’incontro perché il mio contrato editoriale prevedeva delle clausole disegnate da me con il veto per lo script cinematografico, e di solito chi compra i diritti non vuole l'autrice fra le balle che rompe le balle e un sacco di "Non mi piace, cambiamolo". 
Da Netflix invece non volevano la storia della vita sul furgone, bensì la Veronica che faceva consulenze a Milano per imprenditrici.
Mi hanno proposto subito la loro visione: mettere un’attrice al mio posto con storie di consulenze inventate in un ufficio inventato con un team inventato. E onestamente da subito tutta quella finzione per me non aveva proprio senso e ho detto di no, fatevelo tutto inventato voi da soli. Ricordo che ero proprio serena al tavolo con tutto il team Netflix dedicato a quel tipo di scouting, e non mi sono mai sentita in dovere di piegarmi per la fama. Perché se era tutto inventato, che fama sarebbe stata? Non ne vedevo l'utilità né la vicinanza con me e la mia storia. Fine.

Ho detto di no a Netflix nel 2019 e lo rifarei, e lo sai perché? Perché quando cedi i diritti di un libro e ne usano solo il 2%, il resto della storia rimane blocccata e non più accessibile a nessuno per farci una serie o un film. E anche se è molto più probabile che il film non succeda mai (anche se la storia è divertentissima e super d’ispirazione), io non ho voluto tagliarle le gambe solo perché Netflix è un colosso e voleva quel pezzettino li.

Credo profondamente che una storia debba essere raccontata per quello che è, non per un pezzettino interno piccolissimo che fa talent show.

 

E ora siamo dentro una storia diversa, più matura, meno folle del mollare tutto per andare a vivere su un furgone senza un piano, senza un obiettivo, senza avere la patente e girare comunque tutta l’Italia come nel 2012, ma più vicina a tutti noi.

Questa storia forse non è così pazza e scapestrata, ma è una storia che tocca di nuovo e allo stesso intensissimo modo del primo libro: parla a chi si sente in trappola in un mondo che cambia con la AI e nel quale viviamo sempre meno vita e più schermi. Sempre più isolati e sentendoci irrilevanti e superati. Sempre più portati allo shopping on line per colmare le emozioni e pensando a quelle poche settimane di vacanza come uno spiraglio d’ossigeno vitale.
E quella voglia, quel prurito di dire VAFFA nell’estate dei tuoi 50 anni, quel mollare tutto di nuovo e andare a cercare la tua strada col vento fra i capelli, a tutta vita, è la nostra ribellione ad un sistema sempre più limitante.

Ho ricevuto un numero incredibile di messaggi da persone diversisisme, dalla maestra in crisi all’avvocata di successo per grandi aziende, passando per la disoccupata che vuole smettere di spendere per l'affitto e la neo-divorziata con l'ultimo figliolo all'uni che si dice "Ora è il mio momento!" e tutte chiedendo più info su come si fa a prendere un camper e quanto costi veramente, per capire se possa essere un piano viabile.

Perché alla fine il biglietto per la nostra libertà sta sempre in una cifra specifica di soldi, e cosa deicidiamo di farne.

E allora nell'iter di progettazione della mia nuova serie YouTube “A tutta vita”, adesso sto aggiungendo una parte introduttiva extra per rispondere a tutte le vostre curiosità sul mio percprso per comprare il cmaper perché possiate adattarla ai vostri desideri. Partiamo dalla scelta del modello in base al proprio obiettivo, le cose da guardare per sceglierlo senza fregature, e come pianificare la spesa. Perché il prezzo del mezzo non è la cifra che spenderai, e devi contare almeno il doppio (se ti va bene).

Nel frattempo continuo a disegnare la INSPLABOX 2017 con una nuova versione dell'INSPLAGENDA in chiave “Abitare il nostro tempo”, ed è tutto strettamente collegato a questa ribellione alla velocità della IA e all’omologazione delle immagini, dei testi e purtroppo dei ragionamenti e le piccole scatolette di apparente libertà che le nostre esistenze limitate dalle responsabilità ci portano a vedere come delle finestrine di vita vera, ma troppo piccole per poterci credere veramente.

Voglio guardare al presente con occhi curiosi, e che ci godiamo le nostre azioni e le nostre relazioni nel momento in cui stanno succedendo, senza schermi. Voglio che impariamo a ridisegnare il nostro tempo ed il nostro lavoro intorno alle nostre passioni, con obiettività e realismo ma pur sempre mettendoci al centro. E tutto questo è collegato.

È tutto connesso e spero vedervi a bordo.

STAY STRANA, STAY FIGA.

Veronica

 

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