Risollevarsi, with a little help from my friends
Oggi sono avanzata tantissimo in negozio, grazie all'intervento di un'amica che fa anche l'organizzatrice di case & armadi, cosa che davvero AIUTA UN BOTTO perché lei semplicemente si gasa tantissimo.
Meno male: io no.
Sono rientrata a Tarifa da più di 2 settimane e ancora arrancavo, quindi ho chiesto aiuto e lei è arrivata, come una lucina in fondo al tunnel.
Lasceremo il locale fra meno di 15 giorni e questa data di FINE mi rassicura perché in un modo o nell'altro, sarà finita.
Ed io potrò andare avanti con la mia nuova vita sulla Bertha.
Non faccio una vacanza da troppi anni, solo spostamenti per cose impellenti da fare, e questa mancanza di gioia e scoperta mi sta spegnendo.
Sono arrivata, come si dice: "alla frutta", ma tengo ancora botta ed è questo ultimo push ad essere così difficile a livello di motivazione che meno male che ho delle amiche che si predono cura di me.
Ultimamente, non saprei dire da quanto tempo nello specifico, ho fatto un ragionamento sul prossimo progetto da lanciare e ve ne ho parlato QUI.
Questa volta non ho avuto la certezza della cosa da fare nello specifico, ed è stato come esplorare un sentiero sconosciuto all'alba col freschetto autunnale e la brina ghiaciata in mezzo ad una nebbia fitta: non ci vedevo benissimo ma sapevo che ero vicina.
È stata la prima volta che ho dovuto girare per tanto tempo intorno a un concetto che mi sfuggiva se mi avvicinavo troppo.
Ricordo che a Milano siamo andati a cena con la mia Editrice e le ho parlato di quest'idea che volevo afferrare intorno all'oggetto iconico e la rivendicazione del mondo reale fuori dagli schermi, e lei mi raccontò le cose che stanno facendo che mi ha fatto capire che ero sulla strada giusta.
Anche senza essere ancora arrivata alla fine del sentiero nella foschia col sole che finalmente esce e scioglie la nebbia, ne sono stata sollevata: ci avevo visto giusto e dovevo continuare ad esplorare la mia strada.
E allora ho continuato a disegnare e prendere appunti nel mio quaderno sempre in borsa. Idee sparse, collegamenti, intuizioni, trend, bisogni personali del momento che se ci pensi sono un po' di tutti.
Ho riletto da poco un libro sulle tribù nel senso di Community del 2008, di Seth Godin, e mi ero completamente dimenticata del concetto di piccola tribù e che non tutte le Community debbano crscere tanto o essere per forza grossissime.
E dopo il boom degli anni dieci-venti intorno ad influencer e gruppi enormi, negli utlimi anni abbiamo visto la rivalsa delle micro-Community intorno a micro influencer e incluso con le affiliazioni fatte nel proprio giro.
E sono le connessioni più autentiche perché vicine o ravvicinate.
Cosa mi ha guidata nel sentiero nebuloso all'alba?
Vagavo intorno al concetto del libro illustrato, molto colorato, con la copertina in rilievo e finizioni dorate.
Ma non un libro di cui ho in mente la storia: non ho nessuna idea di storia da scrivere, eppure continuavo a vederlo...
Un libro ciccione retrò e pesante, quasi magico. Un volume che in primis è un oggetto del desiderio e che un po' lo leggi ma soprattutto ci scrivi dentro ed è tuo e solo tuo. Non lo puoi passare, contiene i tuoi segreti e ti aiuta a snocciolarli.
Giravo e giravo intorno all'idea dello strumento di carta per scriverci dentro e portarselo in giro in borsa per un tempo specifico, quindi non enorme ma neanche piccinino, e sapevo anche che non viaggiava da solo.
E infatti mi sono presa una sbandata bellissima per le snail mail.
Se non sai cosa siano, sono lo strumento più meraviglioso che abbia visto uscire per chi è artista o illustratrice in tutti i miei anni di lavoro nel marketing.
In Italia non credo che funzionino molto, ma nei paesi anglofoni stanno spopolando anche fra illustratrici che hanno solo 1600 follower sui social, ma 600-1000 abbbonati alla loro snail mail mensile!
Cosa cavolo è?
La snail mail è una lettera vera che ti arriva ogni mese, illustrata, spesso sigliiata con la ceralacca. Ha dei francobolli bellissimi ed è scritta a mano (e poi stampata in X copie). Contiene degli sticker, illustrazioni, cosine di carta, card, ecc. E tu, che nella posta sei abituata a ricevere solo bollette, pubblicità del super o pacchi del corriere, a un certo punto BOOM: ti arriva questo piccolo universo pieno di tesori, ed è semplicemente fantastico.
Ce ne sono a tema romanzi a puntate, gossip stile Bridgerton, ma anche di botanica, cucina, cose per bambini e tutti gli universi di ogni artista. Costano sugli 8-10 dollari al mese e migliaia di persone si abbonano felici.
Le illustratrici passano il mese intero a lavorare per i loro abbonati nelle diverse fasi, prima preparando le illustrazioni, stampando e ritagliando cosine e poi compilando ogni singola lettera. Il guadagno netto è consistente perché metti che lo fai pagare 9 mentre i costi sono 5 fra stampe e francobollo, ti rimangono comunque 4 per persona. E se sono mille fanno 4mila euro.
C'è da dire che nei paesi anglofoni come Inghilterra e Stati Uniti è nettamente più facile vendere abbonamenti. Ne parlavo con la mia amica e mentee Francesca Pellegrotti (sheweb) l'altro giorno in una delle nostre lunghe telefonate di mentoring e scambio professionale con le cuffie mentre lavoriamo.
I motivi sono fondamentalmente due:
A) sono molte più migliaia di persone, e toccano anche il mondo intero.
B) è una cultura dove la gente si abbona di buon grado, non li temono come in Italia.
Dove eravamo, nel sentiero?
Volume illustrato per scriversi e snail mail, ma ancora non c'eravamo del tutto...
Ed è li che è arrivata in riscatto la Bertha
A un certo punto la Bertha mi ha fatto da collante per il concept e l'estetica.
La Bertha che è il mio nuovo camper vintage del 1979, da quando è arrivata mi ha fatto rallentare tantissimo perché adesso devo fare attenzione a non usare troppo il cellulare ed il computer perché non ho ancora messo i pannelli solari nuovi e devo limitare e prioritizzare i consumi di energia.
Questa austerità mi ha fatto compiere il salto che stavo cercando di fare da anni e che non riuscivo a fare da sola: smettere di guardare troppo Netflix la sera! Non ce l'ho fatta con la mia volontà, ma il mio nuovo stile di vita mi ci ha fatta arrivare lo stesso.
Tiè.
Calare le marce
La cosa figa della Bertha con il suo progetto di restyling in stile Orient Express anni venti è che mi ha tuffata nell'immaginario del viaggio a 80 all'ora, l'assenza di telefoni e l'essere radicate nel presente.
Questo era il ragionamento principale che mi abitava da più di un anno e che avevo iniziato ad esplorare con questo blog, il podcast Pesacule e questo bisogno di contrastare la veocità della IA.
Non rigetto la IA, la uso per fare codice, per analizzare e riorganizzare dati ed altre cose. La IA ha quella velocità di calcolo che ottimizza moltissimo certe parti del lavoro on line. E la uso anche per creare la lista della spesa seguendo il sito del supermercato dove vado e alimentandola con i miei bisogni e limiti, così mi dice cosa comprare e non perdo tempo inutile fra migliaia di prodotti che non mi servono.
È comoda, tantissimo.
Ma la cosa che ho deciso di combattere nella IA è il supporto alla creatività perché è stata progettata per farci sentire che siamo delle genie e che ogni idea è una figata, mentre in realtà se non ne sai abbastanza di quel campo e non conosci il pubblico, di porta verso delle cazzate immani.
E questo lo scopri quando dopo aver finalizzato un progetto, glielo sottoponi come se tu fossi all'inizio, presentandolo con un'idea mediocre o anche cattiva, sapendo invece a cosa sei arrivata da sola, capirai che non ti accompagna per benino verso una genialata, ma si adatta alla mediocrità delle idee con cui la alimenti e non ha, ahimè, l'elasticità per fare un ragionamento più complesso come saresti in grado di fare tu con l'insieme delle tue conoscenze, esperienze e vita reale nel mercato.
Credo che ci vorrà ancora del tempo perché l'insieme dell'umanità capisca i limiti della IA in fatto di umanità perhcé la sua programmazione è lisciapelo e ci fa sentire bene, ma dopo un po', se ci fai caso, quel leccalulismo inizia a prudere e dare fastidio.
È molto probabile che le sue evoluzioni della maschera sensibile e umana siano molto più veloci della nostra percezione e ci freghi. A quel punto l'omologazione dei testi, modi di dire, strutture narrative e ragionamenti altalenanti che induce negli articoli di stampa, faranno parte di noi e forgeranno il nostro pensiero. È più che un rischio: è il presente e non so voi, ma io appena leggo una strutturina di articolo che mi porta su e giù con frase corte, me ne vado.
Leggo sempre più didascalie social create con la IA e smetto di seguire.
Ma lo fai anche tu o alla fine non ti interessa?
Perché il non fare niente, in realtà, è comunque una scelta ed è molto più potente: il non reagire di migliaia di persone genera un nuovo status quo. Una realtà, una nuova normalità dove accettiamo di comunicare fra umani con il filtro e struttura narrativa generati da una macchina.
E questo, amiche, è il pericolo più grande.
La nostra umanità nasce con la parola, la comunicazione, il dialogo e infine la scrittura. La IA parte dalal scrittura e andrà velocissimamente a ritroso modificando la parola per arrivare ai ragionamenti e la profondità che allocheremo all'analisi e questionamento su una notizia: è l'inizio della fine dello spirito critico, che è sempre e comunque stato in pericolo.
Prima di internet si cercava di limitare l'accesso al sapere ed il pensiero cfritico in modo elitista: era caro studiare, erano cari i libri.
La genialità di internet è che invece di limitare al massimo l'accesso al sapere, siamo davanti ad un mare di informazioni di pessima qualità e spesso errate e fuorvianti, per sommergerci di roba che ci porta fuori strada.
Esattamente come nei processi legali quando la controporte ha pochi mezzi economici e gli avvocati li sommeergono di scatole di documenti da analizzare per far usare un sacco di ore legali pagate e il cliente non ce la fa e abbandona il caso.
Non sottovalutare le valanghe. Le valanghe sono nelle migliaia di commenti cretini sotto post altrettanto idioti perché aizzano all'indignazione con un fatto non verificato e probabnilmente falso, ma OH: noi ci crediamo e gli dedichiamo ore del nostro tempo per combattere chi dice quelle cazzate.
Senza renderci conto che in primis quei contenuti hanno come obiettivo proprio quello: farci indignare e distrarre. È una tattica vecchissima della politica: fare dichiarazioni ad esempio omofobe o semplicemente una barzelletta omofoba che indignerà tantissimo la gente portandola in massa verso una discussione assurda mentre in parallelo al parlamento si vota, (d'agosto e con il minimo del quorum), una cosa che nessuno vorrebbe davvero che passasse se conoscesse veramente le reali conseguenze sui suoi diritti ed il suo potere d'acquisto. Ma accade tutto così veloce e su talmente tanti fronti che no ci è possibile vedere cosa meriterebbe davvero la nostra indignazione.
La valanga adesso non siamo soltanto no persone vere che ci cadono come mosche, ma una quantità sempre maggiore di bot, ossia profili creati da programmi e che si fingono persone, per svalangare ancora meglio ed affogarci velocemente senza darci il tempo di pensare perché ci siamo incazzate così e perché andiamo dietro ad una dichiarazione senza senso.
Tutto quindi cambia perché tutto rimanga come prima.
L'elitismo è lo stesso, ma ribaltato.
La valanga è reale ed ha un compito ben preciso: deviarci, tenerci occupati altrove, farci usare tempo ed energie indignati in una cosa per non usarle scendendo in piazza.
Ecco perché davanti alla valanga io voglio minimalismo e chiarezza
La Bertha con i suoi spazi minimi, la scelta del bagaglio piccolo dove ogni oggetto ha una sua funzione ti porta a scartare il rumore, la valanga.
È un metodo come ce ne sono tanti altri. Questo è il mio.
Tutto questo concept mi girava nella testa e sapevo che doveva finire tutto cotto insieme in un unica idea, un unico progetto, un'unica coerenza anti-valanga. Perché rimanendo attaccate ai telefonini e indignate per una cazzata che ha detto un politico che già odiamo oppure per una faida fra influencer o ancora per i mille lanci promo in corso, stiamo regalando il nostro tempo a cose che non ci arricchiscono ma ci impoveriscono della risorsa più preziosa che abbiamo: le nostre poche ore libere al giorno.
La chiusa
E a un certo punto ho visto che cosa stavo inseguendo da mesi: era finalmente davanti a me, aveva un senso.
Provare a spiegarlo in una sola frase è ancora complesso perché ci sto lavorando partendo dalle radici ed il racconto scorrevole arriva alla fine quando tutto è stato disegnato.
Ma posso dirvi che è una cosa che succederà offline.
È un viaggio che durerà un anno dove abiteremo il nostro tempo nel qui ed ora usandolo per noi, ridimensionandolo per noi. Liberandoci dalla valanga.
Ci sarà molta carta: della carta di tipologie diverse a seconda di cosa ci racconta e cosa ci dovremo fare.
Ci saranno 12 buste numerate con sorprese dentro, da aprire imperativamente ogni primo del mese.
Ci sarà un volume illustrato e prezioso,
e un altro che cambia ogni 30 giorni e che evolve insieme a te e diversamente per ognuna: una nuova versione della INSPLAGENDA.
E poi... una chiave per accedere a un tempo che non esiste.
Un biglietto per partire, un passaporto, un contratto.
Una lettera speciale e una promessa.
Ci sarà anche un baule del tesoro, da riutilizzare perché bellissimo.
E poi ho deciso che saranno solo cento
Sono contenta di averlo messo a fuoco e vi racconterò meglio come funzionerà non appena finisco il progetto, ma non vedevo l'ora di spifferarlo!
Sarà in prevendita da settembre, con spedizioni da novembre e inizieremo a metterci le mani durante le feste a dicembre.
Ho scelto il numero cento per motivi diversi, tutti di carattere pratico.
1. Di solito un mio nuovo corso vende intorno ai seicento pezzi durante il primo lancio, ma siccome voglio occuparmi di molte cose scrivendole a mano, non ce la farei.
2. Poi si tratta di un oggetto che vi spedirò a casa e che occupa un volume importante durante i preparativi. Infatti dovrò noleggiare temporaneamente uno spazio per farlo.
3. E siccome è anche un impegno per chi sale a bordo, credo davvero che cento pezzi siano abbastanza.
Il titolo?

Time Travel non perché faremo cose in stile anni '20 o un viaggio nel tempo completamente anacronistico e fuori dalla nostra realtà, ma perché è un viaggio alla scoperta di come rinconquistare il nostro tempo personale dalla valanga e le sue deviazioni, reimparando ad abitarlo con cosicenza.
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