10 giorni sul nuovo camper: come sta andando? Più una riflessione sul valore del nostro tempo e del nostro lavoro
La Bertha è una figa pazzesca.
La adoriamo, ha un sacco di dettagli bellissimi e anche il letto che scende sulla cabina di guida è comodissimo, ci sentiamo davvero a casa.
Ma non ho finito di svuotare il locale, anche se manca poco, quindi la mia mente è ancora su quel versante e non comincerò i lavori sulla Bertha finché non avremo reso le chiavi.
Manca poco.
La vita a bordo non è ancora la “full experience” perché abbiamo ordinato un nuovo serbatoio per le acque grigie e una nuova pompa per il sistema di toilette, quindi non possiamo usare l’acqua. Facciamo la doccia a casa di amici o nel locale, e mangiamo molto a ristorante.
Ci eravamo preposti comunque di viverlo nel suo stato originale per un po’ in modo da capire veramente se le idee che avevo visto su Pinterest si adattassero alla realtà o erano solo cose fighe da ripinnare, ed è una fase importantissima per capire bene cosa ti manca e cosa vuoi cambiare quando hai un nuovo progetto: non afferttarti mai se te lo puoi permettere.
Ad esempio pensavo voler rifare tutti i cuscini e rifoderarli con del velluto di microfibra coi bordini a contrasto e adesso non ne sono più tanto certa perché il pattern della stoffa vintage è davvero bello e lavandoli vanno benissimo, c’è solo da riparare leggermente una cerniera. Cambieremo i refill ma terremo per adesso le fodere originali.
Ma è spazioso?
Spazioso si, perché è una versdione lunga, ma sapevo anche che era tutto minuscolo e che avrei dovuto scegliere pochissime cose da tenermi a bordo.
Ed è esattamente così: anche se ci sono molti stipetti, sono minuscoli. Ho iniziato a mettere i vestiti per categorie in quei cubotti con cerniera da valigia, in modo da metterli gli uni sugli altri e credo che è l’unico modo per sfruttare i miei tre stipetti personali. Abbiamo anche un appendiabiti ad armadio che io non volevo perché ho eliminato i pezzi che si stirano, ma Chris vuole appendere tutto, quindi compromesso, e allora appendo anche io i perfecto Raptus e altre cose che potrei avere piegate nei cubotti, ma posso trovare più facilmente li.
Io ero dell’idea di segare quell’armadio per avere più volume libero fra cucina e salotto, ma mi ero data il tempo di rifletterci vivendoci dentro per non fare azioni drastiche di cui dopo mi sarei pentita. Ma Chris è uno che appena entra in una camera degli ospiti da amici o in un hotel anche solo per una sera, paf: appende tutto in armadio. Quindi si amore teniamo l'armadio.
I camper, soprattutto i più moderni, hanno un “garage” per stivare cose grosse al quale si acccede da una porta o portellone nel retro. Ci trovi le sedie pieghevoli, il tavolino da campeggio, la cassetta degli attrezzi e il tubo per fifornirti d'acqua. Questi garage adesso li fanno grossissimi e dentro occupano la metà dell’altezza, quindi ci piazzano sopra un letto alto e risolvono la zona notte col garagione sotto. E dentro ci possono infilare anche le biciclette ed i monopattini elettrici, o anche deli motorini.
Io non volevo quel taglio col garage grande perché ero impazzita per l’idea del salottino panoramico in fondo al camper, quindi il nostro garage è molto più basso per lasciar spazio ai finestroni, quindi il garage è molto basso, posizionato sotto le sedute del salottino. Ai lati si può mettere roba solo da un lato perché nell’altro trovi la pompa dell’acqua ed il serbatoio da 100 litri di acqua pulita.
E più penso a quei 100 litri, più mi viene da pensare che voglio aggiungerne altrettanti, sacrificando probabilmente l’altro laterale delle sedute del salotto.
Ma Chris ha quei cazzo di mazze da golf che sono lunghissime, più il carretto a pile che lo segue e accidenti a volte mi pento di averci anche il fidanzato vintage, perché il golf, diciamolo, diventa una cosa da pazzi solo dopo "una certa". E ancora non abbiamo capito dove infilare le tavole da kitesurf, ne abbiamo 4! Si, quattro perché due sono intere e due sono “split” di quelle che portiamo in aereo per le trasferte lunghe. Quindi anche i due valigioni da stiva specifici per le tavole e vele.
Ma non è finita qui. Ho detto OK al volume delal roba da golf, quindi io voglio il volume dei miei hobby, tiè:
éiazzeremo quindi i miei tool a batteria della Bosch, la tufting gun, la mini sega circolare da miniature, la Cricut e la macchina da cucire perché il mio piano è fare ancora più cose io a mano.
Da dove arriva questa voglia di lavorettyni?
Semplificando tantissimo la mia esistenza (e diciamolo: tagliando i 2000€ di spese varie di un appartamento), il costo della vita mi si è ridotto all’osso, quindi ho ridotto le mie disponibilità in consulenza ancora un po’ così ho tantissimo tempo per me.
E in questo tempo per me, una volta finito il casino col locale, ci vedo un sacco di cose super Pinterest che vanno bene finché le salvi nelle bacheche e poi devi capire quali fanno davvero per te, ma intanto io salvo e prendo appunti. Poi scremerò.
Voglio fare tutte queste cose, sempre in piccole quantità:
- saponi
- candele
- riparare indumenti con ricami a mano
- essiccare fiori nei libri (ho pochi libri a bordo, ma abbastanza)
- scrivere cartoline dipinte all’acquarello da me
- progettare tutte le partizioni dei cassetti e stipetti della Bertha a misura degli oggetti che andranno dentro, per tenere tutto fermo e ottimizzare. Per quello ho tanti fogli di balsa di 2mm, in A4, e la mia mini sega circolare da tavolo.
- tagliare e cucire tuniche e pantaloni larghi e testare finalmente l’apertura pisciafacile per la tutona cagata
- mi piacerebbe trovare dei piatti metallici smaltati da decorare con quelle calcomanie da forno che poi non vanno via, e le voglio illustrare io quindi devo capire come si fa tutto il processo
- e poi in cucina voglio fare verdurine sottaceto
E qui inizia la riflessione sul tempo: il valore del tempo a seconda di come lo usi
Tutte queste cose le puoi acquistare sia fatte finto-a-mano che fatte per bene da altre artigiane, e alla fine fai prima, sono fatte meglio e spendi probabilmente meno.
Ma per me non è il punto: io voglio FARE, CREARE.
Ho vissuto la frenesia di una città velocissima e fagocitante come Milano dove spendevo 3000€ di Amazon per cagate ogni mese e altrettanto in Deliveroo… E lo so, è folle, ma quando sei in quella giostra del criceto le cose accelerano tutte insieme e certe assurdità iniziano a far parte della tua concezione di normalità, perché "Non ho tempo".
Più soldi hai, meno tempo ti sembra di avere.
Back to the roots, back to the TIME
Il mio bisogno di fare tutte queste cosine a mano è una sorta di ripresa di potere sul mio tempo e la mia indipendena, le mie scelte. E voglio farlo per sentirmi bene e per eliminare quella sensazione del tutto e subito che ci inducono gli ecommerce o le pubblicità di roba bella sui social.
Continuo a fare acquisti mirati da creative che scopro ed è molto bello potersi permettere di pagare 130€ per un pantalone semplice di cotone fatto a mano con la Singer da una creativa qui vicino.
Ma allo stesso tempo mi rendo conto che con le vite strette in città, il poco tempo e gli stipendi succinti non sia neanche una questione di scelta: non puoi permetterti i sottaceti bio, i vestiti di puro cotone fatti a mano, l’affitto, la macchina, gli Spritz a 14€ e il pane col lievito madre a lievitazione lenta da 6 euri.
Non è compatibile, a meno che tu non abbia un lavoro indipendente o un’azienda e sia riuscita a creare un modello di business che aumenta considerevolmente il tuo guadagno netto personale. Ma a quel punto, credimi perché ci sono passata, il tuo tempo libero non aumenta comunque perché devi gestire un sacco di cose, relazioni, contatti, minacce, complotti, caccia di trend e cose nuove per essere sempre rilevante e arrivare per prima rispetto ai competitor.
E così la tua vita si carica ulteriormente di impegni.
Hai il potere d’acquisto economico per comprare il tempo ALTRUI via i carciofini sott’olio fatti in campagna che ti vengono spediti in città, per esempio, ma non hai del tempo tuo personale così li fai tu. E non ti viene neanche in mente di farteli perché una tua ora vale molti zeri di più dell’ora della persona che fa i carciofini.
Ma quella tua ora vale davvero di più se non la puoi usare?
Questa è la domanda che mi sono fatta 5 anni fa:
Quanto vale davvero il mio tempo?
Sto usando le mie ore di vita in modo sano e bello per me?
Perché il nostro tempo passa e non torna mai più come per tutti: è la cosa più democratica del pianeta.
E allora ho capito che la vera ricchezza, per me, è poter disporre del mio tempo come mi va, senza dovermi preoccupare di passare 8-10 ore al giorno in un open space pieno di gente che deve performare per piacere ai capi, oppure da capa al vertice con lo stress da super CEO che deve tenere le fila invisibili di reputazione, contatti, responsabilità e battaglie a suon di like perché il carrozzone gigante continui a girare bene oliato, dato che hai sotto di te un sacco di persone la cui sopravvivenza dipende dallo stipendio che gli da la tua azienda. Questo peso, per me, era arrivato fino a 110mila euro mensili. QUella era la cifra sotto la quale non potevo scendere, altrimenti eracvamo in perdita. E a un certo punto non ho più avuto voglia di vivere con un paletto così.
In quel momento di vertigine mi sono chiesta se in qualche modo potevo ricomprarmi il mio tempo per scendere dal carrozzone, e alla fine ce l’ho fatta.
E adesso lo voglio usare per fare anche i carciofini, se mi va.
"Si, Spo’ molto bello ma io sto a Roma e c'ho due figli: che devo fa'?"
So che tutto questo non è giusto. La nostra società è strutturata per performare e produrre altrimenti si ferma tutto, quindi le persone che come me scendono dalla giostra (senza scendere del tutto, però, perché pago le tasse ed ho un'azienda) stanno in qualche modo approfittando del sistema attraverso una fessura. Ma sempre nel sistema!
E se ci provassero tutti quanti non sarebbe più possibile per nessuno perché crollerebbe il sistema.
Io non sono migliore dei digital nomad che fanno South Working, alla fine.
Ed è qui che arrivano idee-compromesso come la settimana di 4 giorni lavorativi che sta avendo un impatto positivissimo nelle realtà che la attuano, oppure la possibilità di lavorare da remoto al 100% per la propria azienda, quindi a quel punto puo vivere completamente nomade in viaggio o in un piccolo borgo o anche nel tuo quartiere in città ma eliminando lo spostamento che a certe persone mangia anche 3-4 ore al giorno con uno stress che ciao.
"Mammagari mi dessero il remoto, Spo'!"
La paura delle aziende di allocare il 100% di lavoro da remoto non è sempre fondata. In certi casi c’è bisogno di essere sul posto, ma ci sono moltissimi ruoli che possono essere fatti a distanza e se temono che non farai un cazzo, la soluzione è molto semplice: fissare un obiettivo per venerdì alle 17 e via, come lo porti a termine sono affari tuoi. Puoi lavorare 48 ore dormendo pochissimo o 8 al giorno: basta che arrivi al goal.
In questo episodio del mio podcast "È Volgare" uscito con Spotify Originals racconto sia come chiedere un aumento che come negoziare una cosa che vuoi tanto come ad esempio il lavoro da remoto.
Spero che tu arrivi a individuare cosa vuoi veramente, e poi che tu abbia la lucidità per trasformare quel sogno in un piano e poi passare all’azione.
E se hai degli hobby vintage da fare a mano con molto tempo, dimmi che voglio esplorare tutto!
STAY STRANA, STAY FIGA.
Veronica
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