L'ultima spiaggia

L'ultima spiaggia su cui ho camminato è quella sotto casa mia, e per me è la metafora di questa nuova vita.
Ogn mattino mi alzo, spesso con fatica perché non sono mattiniera, e guardo fuori dalla finestra da letto.
Abbiamo installato un doppio materasso, stile principessa sul pisello, in modo da vedere meglio fuori dalla finestra. Perché fuori dalla finestra c'è il mare, e il mare è la vita nella sua forma più semplice e solitaria.
Tutto è partito con la voglia di segare le fonti di stress
Negli anni ho capito che per funzionare meglio dovevo eliminare le fonti di stress, e da neurodivergente le mie fonti di stress sono simili a quelle di tutti, ma di più e amplificate. TANTO AMPLIFICATE.
L'ordine, l'organizzazione della routine, le cose rimesse allo stesso posto, le persone che rispettano gli appuntamenti, sono tutte cose che mi creano sicurezza.
Se mi sposti una cosa facendo ordine, mi sale lo stress e quello stress consuma la mia energia. Ecco perché ho creato, nel 2014, un'agenda che era anche un planner ed aveva posto per prendere note e spostarle di giorno in giorno in delle caselle a taglia piccolo post-it. Li avevo ribattezzati "SPOSTIT". Si chiamava INSPLAGENDA; ossia: Inspiration Planner Agenda
Il rumore
Al di là di essere neurdivergente e quindi più sensibile (o sensibile in modo diverso) a un sacco di cose, credo che in linea generale le soluzioni di ottimizzazione ed eliminazione di fonti di stress siano utili a tutte le persone, soprattutto perché viviamo bombardati di stimoli ridondanti. Cacofonici, direi. E spesso ci riempiamo la vita di cose da fare o a cui badare, che potremmo benissimo eliminare ed avere un'esistenza più calma.
PRESENTE
Questo percorso nasce per ricentrarci nel presente, e anche per eliminare quel bisogno che abbiamo di avere sempre le mani e gli occhi occupati, cosa a cui rispondevano benissimo i social: un fonino in mano e la nostra mente mitragliata da stimoli costanti, dove ci perdevamo anche per ore ed ore nel totale delle 24 della giornata. Io a Milano ne passavo ben 6 solo su Instagram!
Quel tempo utilizzato "per svago" nei social e anche il tempo usato per guardare serie su Netflix, è TANTISSIMO. Aiutami a dire TANTISSIMO.
E lo so che abbiamo bisogno di svago, leggerezza, divertimento.
È lecito.
Ma il nostro modo di consumare (e dico consumare con cognizione d'effetto) contenuti, storie, video, testi, è succube di una modalità dic reazione di contenuti progettata per tenerci attaccati a qualsiasi costo, in primis dalle piattaforme stesse con algoritmi che ci propinano contenuti simili a quelli guardati di più, e poi dai creator che montano format super tagliati veloci per farci stare li in bilico per scoprire se quel gattino ce la farà o no a fare chissà quale cazzata. Non importa cosa fa il gattino o quanta pasta si rovescia addosso quel tizio in Oklahoma: l'importante è che noi siamo tentati e costretti ad aspettare la fine del video per vedere che succede, e subito dopo ne parte un altro con un gancio diverso ma altrettanto addictive, e rimaniamo li, a guardare REEL di cazzate per ore.
La svolta
Non è facile SMETTERE, proprio perché non pensiamo che sia un problema: lo fanno tutti, è divertente, è facile, è innocente. Ma la dipendenza da social non è innocente: il ritmo serrato e la quantità di stimoli ed informazioni modifica la nostra percezione della realtà, dove tutto quello che succede fuori dallo schermo diventa noioso perché lento in comparazione. E se finiamo la batteria del cellulare o non c'è internet diventiamo ansiose, irascibili, disperate. E non è perché non abbiamo più uno strumento in caso di emergenza. Nooooo. È perché non abbiamo più accesso ai contenuti di cui siamo dipendenti. Contenuti che riampono i nostri momenti vuoti, anche solo per un minuto. Un minuto può diventare INFINITO perché non sappiamo più stare sole con noi stesse.
E come per qualsiasi tipo di dipendenza, prima di tutto crediamo veramente di non essere dipendenti: "Ma va, smetto quando voglio, ma siccome mi piace me la gestisco, vai tra".
E se capisci che non puoi stare senza, alla fine ti dici che non è grave dato che lo fanno TUTTI.
E il problema è anche quello: lo facciamo tutti, e se ci pensi non è possibile, con la vita che facciamo, rinunciare allo smartphone. Ha tutt dentro e ci teiene per le ovaie.
Consumare storie fuori dal cellulare?
Ho avuto grandissima difficoltà a riuscire a concentrarmi per leggere un libro, per anni, e credo che sia proprio per colpa della dipendenza dai social e la loro velocità insieme al fatto che i contenuti social ci rendono spettatoriu passivi, mentre per leggere un libro devi leggere, immaginare, riflettere alle parola. Devi pensare.
Per guardare Instagram no, o almeno non la maggior parte del tempo.
Ed il pensare, leggere ed intelleggere, ci costa sempre più fatica perché abituate a CONSUMARE storie e contenuti senza fare niente: arrivano già fatti, montati, colorati, veloci, fruibili e amabili. Laikabili.
Camminare sulla spiaggia ogni mattino (o nel bosco, nei campi, fra le strade del tuo quartiere) ci obbliga ad essere in tête-à-tête con i nostri pensieri, ed è una cosa difficilissima. Cerchiamo il cellulare, camminiamo guardando Stories e REEL. Ascoltando un podcast. Uscendo da quel presente attraverso uno schermo piccolissimo che ci catapulta e cento altre realtà, cento altri luoghi ma non quello in cui siamo veramente.
Avrai senz'altro presetne quella sensazione di "tornare" quando posi il telefono e cerchi di riprendere il filo di una conversazione al tavolo della pizzeria con gli amici, no? Eri li ma non eri veramente li: eri catapultata nelle realtà parallele di quel telefono. Eri altrove.
Solo immaginare di camminare per 30 minuti senza un telefono in mano e davanti agli occhi, senza nessun contenuto da guardare ci sembra impossibile, e infatti credo che non ci succeda da anni.
Questa newsletter non fa eccezione, se non per il fatto che vorrei farti riflettere al tempo vuoto, il tempo per te, con te, dentro di te.
Ti dò il benvenuto a PRESENTE.
Alla prossima e mi raccomando: no fare la brava.
Veronica
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