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Lei è riuscita a farmi capire quello che rincorrevo da 5 anni:

by Veronica Benini
Jul 16, 2026

Ciao Veronica,

ti seguo da anni su IG e leggo con piacere la tua newsletter che mi piace un casino anche perché mi fa riflettere con pensiero critico positivo e per me oggi è la cosa più umana che si possa e deve fare.

Cercherò di essere breve anche se l'argomento mi anima moltissimo!

Anch'io la vedo come te, il corpo è tuo, i nostri corpi sono nostri, ed i tuo cambiamenti vissuti tra l'altro in completa trasparenza, non hanno mai generato in me alcun corto-circuito, come lo chiami tu.... ma, c'è un MA che purtroppo in analogia a quello che tu racconti, mi è capitato, qualcosa di simile che forse può aggiungere una riflessione al corto-circuito che hanno provato altre donne che ti seguono.

Mi sposto su un altro tema altrettanto potente e su una attrice famosissima, Cameron Diaz che ha apertamente detto al mondo di essere felicemente Childfree, mi sembra si definisca così.

Premessa, io come te ho avuto problemi di salute che non sto a spiegarti ma che mi hanno portato all'infertilità, alla PMA e a dolori emotivi enormi. Per anni mi sono sentita rappresentata dalla mia infertilità ed ho lottato come una leonessa per rivendicare il mio valore anche se non sono mamma, in una società in cui bisogna essere bone, madri e pure sottomesse.

Quando ho letto del messaggio che veicolava Cameron Diaz con la sua libertà di scegliere mi sono sentita leggera, ho pensato ci sono donne emancipate che hanno la forza di essere libere e di scegliere, questo mi ha fatto sentire parte di qualcosa, meno sola.

Poi Cameron Diaz cambia idea e a 50 anni sceglie di diventare mamma, il mio primo pensiero è stato negativo, quasi mi sentissi tradita e di botto di nuovo sola, perché alla fine, ho pensato "lo vedi? Quello che conta è essere madri".

Credo che in analogia a quello che è accaduto a te e a chi ti segue ed ha provato quel senso di corto-circuito possa anche essere qualcosa di simile, del tipo "Evviva finalmente posso avere il culo con la cellulite e poche tette perché c'è una tipa figa, seguita da tanta gente, quindi con peso specifico nella società, che sceglie di star bene con il suo corpo così come è e dice a tutto il modo che si può avere un corpo normale ma non per questo valere di meno".
Se poi però quella tipa figa, che poi sei te 😊, in qualche modo si conforma, cade tutto il castello di autostima indotta.

Personalmente ho contrastato quel sentimento negativo nei confronti di Cameron Diaz che non conosco, non so nulle di lei se non quello che vuole far sapere lei e comunque credo fermamente possa decidere di cambiare idea, senza il minimo senso di colpa o il giudizio altrui.

Cameron Diaz in me ha attivato una riflessione potente, il dolore per la mia infertilità lo porterò con me per sempre ma non mi rappresenta più ed il fatto che ci siano donne che hanno la possibilità di scegliere cosa fare del loro corpo anche in termini di maternità, non deve togliermi nulla.

"Sono stata sfortunata?" Sicuramente si ma ho deciso di fare della mia sfortuna una ripartenza dove sono io al centro e nulla dall'esterno deve minare la mia autostima o consapevolezza.

Tutto questo non certo per parlare di me ma solo per dire che la gente, noi tutte, tendiamo a sentirci rappresentate da chi consideriamo migliori di noi, come te Veronica, e spesso ci sentiamo meglio grazie a questo meccanismo.

Non so se quello che ho condiviso con te possa esserti d'aiuto e d'interessa ma sono certa che tu sei una grande persona anche per aver manifestato tutto ciò, la riflessione gentile ma profonda è sempre utile e tu ci offri sempre questa possibilità, Grazie di cuore!

   Con affetto e stima.

  T.

 

WOW

È sottile ed è anche fluido.
Accurato e triste, se vogliamo.
Perché ognuna di noi vorrebbe avere la certezza di un porto sicuro e immutabile dove rifugiarsi, dove andare a cercare certezze e dirsi: "OK, si, ce la farò anche questa volta, grazie amica, posso sempre contare su di te!"
E invece no. Attàccati.

Il mondo cambia e noi fluiamo insieme all'intero ecosistema.

Ma come siamo arrivati fino a qui?
Andiamo passo passo

La staticità dei personaggi di spicco ci è stata consegnata bella e impacchettata dai personaggi di serie, film, comic e cartoni.
Ogni personaggio fa sempre le stesse cose e si veste allo stesso modo. La Signora Fletcher ha sempre la sfiga di andare in vacanza dove schianta qualcuno e lei ha il killer sempre intorno finché non lo frega e confessa, Batman ha sempre Alfred a fargli i giocatoli e vestirlo di nero e vola appena accendono il Batsegnale, Paperino e tutti i personaggi Disney sono sempre vestiti allo stesso modo e la famiglia non esiste, e James Bond fra tutte le cose maschiliste che fa lo vuole agitato, non mescolato. E guai a cambiarci James Bond! Appena venne fatto perché maschilista e anacronistico, fu subito delusione internazionale e scandalo. E finì li con un enorme flop, a farci capire che "NO, SIGNORA, NO: non vogliamo che ci rompi il format, non cambiarci il personaggio, non toglierci le certezze".

Oggigiorno le serie TV hanno una trama orizzontale, ossia che non puoi saltare un episodio o stagione perché sennò non capisci niente. Ma fino agli anni novanta erano soltanto le soap e telenovelas ad essere orizzontali, mentre le serie avevano una struttura verticale: ossia che ogni episodio iniziava e finiva li, fine a se stesso, e potevi guardarli mescolati senza problemi. E questa struttura verticale e semplificata ha forgiato la nostra costruzione di come deve essere il personaggio che vediamo sullo schermo.

Solo che i personaggi di serie, libri e film non sono reali.
I personaggi dei social, invece, lo sono.
Io sono reale.

Il marketing (e anche Veronica alle sue clienti): "Nessun problema, li confezioniamo lo stesso!"

Ecco che arriviamo alla "caratterizzazione" dei profili social per generare quella sicurezza nei contenuti. Quella COERENZA che va dal tema chiave ai format, modi di filmare, montare, raccontare, parlare, scrivere, mettere filtri e fare le grafiche. L'insieme diventa un'impronta unica, uno stampino che appena vediamo apparire un contenuto sappiamo già che lo ha fatto la tale o il tale, no? È il segno che quel profilo è coerente e che funziona. Che ha un BRAND riconoscibile.

Lo so molto bene perché molti di quelli che girano ancora li ho creati io a tavolino nel mio ufficio di Milano

Ho insegnato queste strategie per anni e continuo a farlo, accompagnando centinaia di profili di rilievo grazie alla coerenza e format creati sulla carta per scremare il cuore del messaggio eliminando tutti i parametri superflui che avrebbero confuso le persone, sporcando il messaggio e rendendolo meno efficace.

E questo lavoro è difficile perché al contrario di un personaggio che crei a tavolino per una serie mettendo insieme alcune caratteristiche, per una persona che deve diventare personaggio, il lavoro va invece fatto TOGLIENDO, EPURANDO un sacco di caratteristiche da una persona reale, per poi ESALTARE le caratteristiche chiave per arrivare allo stesso livello di purezza, chiarezza e stereotipizzazione rassicurante di un personaggio di finzione.

E se la persona dietro al profilo cambia? Non importa, deve continuare il più possibile ad incarnare quel personaggio che le dà celebrità, sponsor e soldi (quindi sopravvivenza economica), rassicurando e intrattenendo centinaia di migliaia di follower.

È una cosa negativa? No, non per forza.
Nel contesto di quello che voglio dire oggi lo è, ma i personaggi ed i format social sono una strategia tutt'oggi potentissima che continuo a creare in consulenza per i miei clienti.

Marketing: "Spo', non scordiamoci il dramma!

Si, giusto, dimenticavo.
Perché un personaggio coi suoi format attragga consensi e visualizzazioni, a questo formato ben definito bisogna comunque, ad ogni singolo contenuto, aggiungere dei colpi di scena con drammi, tragedie e sorprese (finte o non influenti)  per far sì che le persone vogliano cliccare per verificare che alla fine torni tutto in riga. Lo potete notare molto bene nei titoli delle copertine dei video YouTube e da un po' di tempo anche quelle dei REEL: titolo colpo di scena con la faccia tragica, ma poi tutto bene. 
Pfiu! Siamo salvi! He-Man ha ammazzato i cattivi, alé!
Questo è il succo della presenza on line: un tira e molla che minaccia la coerenza dello status quo definito dal format stesso, ma poi no e siamo tutti salvi.

È una dinamica molto chiara nei personaggi social più seguiti: la coerenza espletata con minacce allo status quo ricche di varianti ma sempre e solo intorno ad un singolo argomento forte. Una ripetitività con variazioni sui generis. E questa è la forza che li fa crescere e guadagnare sempre più follower: perché sappiamo che se andiamo da loro troveremo i contenuti che ci aspettiamo e ne saremo rassicurati, impareremo delle cose, ci divertiremo, ecc. Il personaggio compierà ancora una volta con la sua promessa.

Questa coerenza è utile in primis al personaggio, ossia il concentrarsi su un tema specifico e sviluppare un modello di business coerente per i brand. Format di contenuto che attira una certa tipologia di persone, con caratteristiche specifiche in modo da essere in linea per i prodotti o servizi da promuovere.
E questa coerenza studiatissima proviene dritta dritta dalle serie TV dalla trama verticale, ma che è iniziata molto prima con le strutture verticali ed i personaggi prevedibili e rassicuranti nei loro ruoli, caratteristiche e valori che abbiamo amato nei cartoni animati che ci hanno cresciute ed è ben interiorizzata dentro ognuna di noi.
I format sin dall'infanzia hanno forgiato la nostra idea di struttura della storia e dei personaggi in generale. Per tutto, per sempre.


E ora?

A questo punto, anche se so che continuerò a fare quello che voglio per me stessa senza compromessi né sentirmi in dovere di mantenere una posizione specifica per la responsabilità di rappresentare un modello (perché non sono un cartone animato), ho sentito il significato della delusione, del senso di incoerenza.
E mi dispiace davvero perché non era mia intenzione ingannare nessuna. Essere un personaggio fuori dalle righe come lo sono io che prendo e parto in mille avventure non è un costrutto per i social: sono io e basta, che mi racconto sui social e nei miei libri con le mie avventure. Sono quella che ha camperizzato un furgone, lasciando il lavoro e andandoci a vivere dentro per anni senza avere la patente e facendolo guidare a gente sconosciuta contattata su Twitter, per dirne una.
Questo mio modo di essere molto diverso da quello che riteniamo "normale" mi ha catalogata immediatamente come "personaggio", anche se sono un essere umano.
Ed essendo considerata un personaggio, l'oggettificazione e deumanizzazione sono ancora più facili. Ecco perché le persone commentano senza in modi che non si sognerebbero mai di attuare dal vivo, ed ecco eprché le persone protestano se continuo a cambiare lo status quo alla base. È sconcertante, è faticoso, se non segui bene non si capisce, uffa fammi vedere i REEL del tale che mi diverto sempre.

Il detto "non incontrare mai i tuoi eroi" deriva dalla delusione che si prova quando si scopre che i propri idoli sono persone normali. 
E poi perché i profili pubblici seppur molto attivi nella loro quotidianità sui social, hanno un'intera vita personale che non mostrano comunque, appunto per il grandissimo lavoro di epurazione, con scelte che vengono tenute private che potrebbero non essere condivisibili.
Banalmente: un sacco di influencer fumano ma non lo si vede sui social.
E ce ne sono anche che hanno bambini ma non lo sappiamo.

Ecco perché affidarsi ai modelli di vita, di pensiero o di lavoro è pericoloso proprio perché l'essere umano è in continua evoluzione e siamo tutti diversi. Diversi anche per il modo in cui percepiremo lo stesso personaggio.
Ecco perché, evolvendo, cambiano anche i nostri eroi e le persone o personaggi che ci ispirano, e va benissimo così. È esattamente come evolvono i nostri gusti musicali, ecco. E non abbiamo problemi a dire che in adolescenza ci piacevaun tale gruppo e adesso non più, no?


E allora perché in altre aree facciamo più fatica?


Le relazioni amorose e di amicizia finiscono quando evolviamo in direzioni diverse, per esempio, e non è una colpa: è un fatto. Eppure non siamo abituate a considerare che possiamo cambiare e ci attacchiamo a quello che ci ha stregate all'inizio, a quello che abbiamo costruito e anche al modo in cui ci sentivamo. E si fa di tutto per "salvare la relazione" anche se entrambe le persone sono ormai partite in direzioni diverse. Questa strutturalità del personaggio e della coerenza ci blocca moltissime evoluzioni, e lo facciamo in modo inconscio, è folle.

Di certo mi dispiace avre tradito le aspettative, ma al contempo spero che tutte e mie evoluzioni, per chi ha continuato a seguirmi anche solo con la coda dell'occhio, abbiano raccontato una storia più larga: quella che a prescindere da chiunque altro e qualsiasi cosa ti succeda, la scelta è sempre e solo tua, e che per me è mille volte meglio provarci e succedere o sbagliare, che non provarci affatto.

STAY STRANA, STAY FIGA.

Veronica

 

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