La rinuncia è più facile di quel che sembra prima di attuarla: un'altra lettera
Ogni domenica mattina quando mi alzo corro a leggere le risposte alla newsletter e ormai sono sempre tantissime, il mio bot sta lavorando molto bene col filtro anti-hater ed è ottimo perché mi approva o scarta le mail in tempo reale.
Stamani voglio rispondere ad una curiosità che mi viene sottoposta ogni tanto: "E se ti penti di esserti separata di certe cose?"
Ecco E., che scrive:
E. (nome completo)
Ciao E.,
da campionessa del "paghiamo un deposito per 4 anni perchè poi magari voglio usare quel tavolo", e dopo quei 4 anni lo sto vendendo, so rispondere.
Tenere la roba per quei "Si sa mai", per me, è un po' come quando partiamo in vacanza col vaigione pieno di vestiti e accessori perché "Si sa mai" e poi tornano intonsi a casa. Ma non è un fatto neutrale: tu hai dovuto scarrozzare quel valigione in giro per tutto il tuo viaggio e in più disfarlo, rifarlo e pagare andata e ritorno in aereo.
Ti è costato quindi pianificazione, stress, tempo e soldi.
E si, certo che ogni tanto, a distanza di anni, mi può capitare di dirmi "Aaaah quel golfino me lo metterei volentieri adesso!" Ma è solo un golfino e posso indossarne un altro. E se metto sulla bilancia della mia vita cosa mi sarebbe costato quel golfino (insieme a tante altre cose perché se ti tieni la roba, allora è piu di un golfino) che costa spazio, tralochi, tempo e denaro per volerlo usare un volta sola dopo anni, i verdetto è chiaro: per me personalmente non vale la pena.
Io non so dove sarò fra 5 anni e neanche fra due. Ho dei piani e i miei piani evolvono. Ho quasi 50 anni e con l'esperienza ho capito che ho "radici aeree", e questo significa che devo far pace con i miei tantissimi cambiamenti ed imparare ad accoglierli. Ho avuto un'azienda con tante dipendenti e a un certo punto mi sono sentita sopraffatta dall'impegno. Poi ho avuto un locale e idem. Non posso stare troppo tempo ferma.
Svuotando le case delle mie generazioni precendenti, però, sono arrivata ad un concept diverso dal "normale". Non voglio lasciare il peso dei miei oggetti perché qualcun altro debba pupparselo insieme al dolore. Voglio lasciare solo esperienze e regalare i miei oggetti mentre sono viva, per consegnarli io.
Non credo che questa mia idea valga per molte persone, ma per me è diventato importantissimo: non essere più governata dagli oggetti. Questo non significa che avrò solo uno zainettino, ma neanche una casa piena rinchiusa in un deposito per i "Si sa mai".
L'idea del camper mi piace perché contiene tutto quello che mi serve come un monolocale, ma in più lo posso muovere praticamente ovunque. Posso alternare con case in affitto lasciandolo in un garage e mi fa anche da deposito, e anche cambiare modello di camper negli anni, traslocando le mie cose (e la infinity shower) da un camper all'altro.
E questa consapevolezza mi rassicura.
Ma non credo che chi vuole tante cose e la propria casa sia sbagliata: siamo tutte diverse e tra l'altro è più comune volere una casa che la mia leggerezza nomade.
E siccome siamo diverse, è anche normale che vi faccia impressione e siate piene di "Si sa mai" e vi preoccupiate con affetto per me.
Mi mancheranno i quadri di Francesca @ilpistrice Protopapa che ho portato in tutte le mie ultime case? Si, certo, ma mi tengo il mo preferito.
E poi ho sempre lei: è una cara amica.
A presto e mi raccomando: non fare la brava.
Veronica
E se vuoi dare un'occhiatina agli spoiler, ho creato un canale su Insta:

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