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Acquisti d'impulso vs il reale valore delle cose

by Veronica Benini
May 03, 2026

Una delle cose più inaspettate che ho imparato facendo le mie svendite di vestiti, accessori & oggetti on line, è stata la pazienza. 
Una tipologia di pazienza specifica a chi vende, e lagari chi di voi ha un negozio di vestiti o di design, lo sa già: la gente crede che le cose di qualità costino pochissimo e arrivate alla cassa si tirano indietro, dicendo senza malizia, solo un fatto concreto: "Non pensavo che costassero così tanto".
E pensandoci bene capisco il perché: il nostro mondo attuale è martellato da annunci di oggetti a costo bassisismo, sia per vestiti che design, perché fatti in centinaia di migliaia di pezzi in fabbriche enormi e spediti gratis dalla CIna. La cosa è iniziata con il fast fashion come Zara ed H&M, e poi è esplosa con l'ultra fast-fashion come Shein e Temu.
Io navigo spessissimo su Pinterest ed è pèieno di oggetti dalle immagini bellissime (SPOILER: spesso rubate a siti di designer) dove tutto costa davvero pochissimo, generando questo sentimento generalizzato che ormai possiamo avere quasi tutto a tre euro.

E non solo: in questo contesto social, c'è anche l'induzione della fretta per acquistare, come se fosse vero che ne rimangono solo tre, e solo entro stasera. Questa strategia si chiama SCARCITY, scarsità indotta, e non è mai vera per l'ultra-fast fashion.
E anche se non compriamo, quel martellamento sul costo bassissimo e sulla necessità di decidere subito, FORGIAIL NOSTRO PERCEPITO sul valore delle cose, creando una base forte di cosa possa essere per noi accettabile e cosa "troppo caro". Al che, arrivate davanti a una creativa che fa golf a maglia tutti a mano coi ferri, subito pensiamo: "Ma sei fuori? Vuoi 300 euro per un maglione? Ma va, giammai!"

Ed ecco che il martellamento dell'ultra fast fashion HA VINTO, facendoci rinnegare il valore del lavoro e del design. Come se il tempo, il savoir faire e l'arte fossero una truffa.

Quando posto degli SPOILER su delle stoviglie con un disegno originale in licenza di William Morris, oppure una borsa di lusso, ci sono sempre dei commenti frettolosi che esclamano "Li voglio io!".

Ed è questa la piccola finestra di cui parlo oggi: l'illusione che le cose belle che richiedono tempo e savoir faire, o banalmente pagare i diritti delle illustrazioni di Morris, che servono a mandare avanti il museo e la cura di tutta la collezione, costino quanto le cose dell'Ikea o dei siti di ultra fast-fashion. 
C'è della perversità indotta in questa confuzione, ed è il fatto che moltissimi prodotti proposti nei siti super cheap sono effettivamente copie di creazioni di artisti o stylist. E siccome usano spesso anche le loro foto, dall'immagine di vede un oggetto dallla qualità altissima. Poi ti arriva una ciofeca, ma a quel punto te la tieni o addirittura la butti, no?

Io ho una TIP super semplice per scovare le ciofeche: ogni volta che vedo un oggetto o vestito che attira la mia attenzione, invece di mettere quel sito su google e cercare "Il sito cippalippa.xyz è scam?" (scam = truffa), faccio ancora prima screenshottando la foto, caricandola su Google Images e li con le nupve implementazioni di AI Google mi dice chi ha creato veramente quel kimono. E non è mai il sito cippalippa. Di solito, il kimono originale nel sito della designer costa 700€ (lo scopri quando Google ti tira fuori l'ecommerce originale) mentre su cippalippa lo mettevano a 37. 

Ma siccome non facciamo mai questo esercizio di verità, lasciamo la valanga si siti-truffa inondarci di foto bellisime (le originali) prezzate 20 volte meno. E questo bombardamento ci lava il cervello, facendoci credere, in modo inconscio, che le cose belle e di qualità possano effettivamente costare pochissimo. E siccome siamo inondate, quel pochissimo non è pochissimo, bensì normale. Il pochissimo diventa normale. Diventa la nostra baseline.

Pinterest e INstagram sono inondati da siti-truffa che propongono foto di cose bellissime a prezzi che ci fanno dire "Non posso non prenderlo!". Ma poi o non arriva niente, o arriva una plasticata pazzesca. Ma più spesso non arriva proprio niente.

 

Tip anti truffe on line


Il mio consigio prima di farvi invadere da quel senso di urgenza, è di screenshottare la foto e caricarla su Google images.

Ecco come fare:

1) Screenshotta il vestito della pubblicità.

2)Vai su Google Images e caricalo cliccando sulla telecamerina sulla destra, ti proporrà di andare a cercare il tuo screenshot. Io ho il browser in spagnolo, vedi che dice "Busqueda por imagenes" ossia ricerca per immagini. In pratica invece di digitare parole, gli dai una foto e ti trova le corrispondenze esatte. È un ottimo modo per capire il rpezzo delle cose e trovare chi le ha create.

3) Qui clicchi su "Sube un archivo" che significa carica la foto o screenshot. Ti permette anche di incollare l'indirizzo della foto se lo hai copiato prima, evitandoti di screenshottare:

E a quel punto salta fuori la verità sul valore reale delle cose ed i creatori reali di oggetti che vengono usati come caramelle dai siti-truffa pubblicizzati su Pinterest.

Dopo un po' di volte in cui nelle mie Storie facevo spoiler delle cose che avrei venduto nelle mie svendite (che metto sempre al 50% e anche meno se sono oggetti ancora disponibili in commercio) saltavano fuori le persone disperate di perderlo scrivendomi subito in privato "Vendilo a me prima, ti prego!" e quando rispondevo col prezzo "Ah no scusa, non pensavo che fosse così caro".
Una, due, tre, dieci volte ed ho capito che non erano in malafede, bensì troppo frettolose in un contesto, i social, che ti porta ad esserlo e dove tutto costa all'apparenza pochissimo. 

Il contesto veloce dei social modifica le aspettative, soprattutto se dico che è una svendita. 

 

Un punto di vista alternativo sul valore delle cose

Riflettendo, anche sulla mia personale cultura sulla qualità di certi oggetti, sono arrivata al punto di ammettere una cosa che non è bello ammettere ma dopotutto è vera: ci sono cose che se comprassi la versione tarocca non me ne accorgerei più di tanto perché magari non sono acculturata nello specifico di quell'area.

A 23 anni andai in Cina per la prima volta e comprai un sacco di vestitini che le tipe del mercato mi avevano giurato essere in pura seta, ma che in realtà erano sinteticissimi. Io non avevo la cultura per accorgermene e alla fine per me era lo stesso: i vestitini mi piacevano un sacco e li usai moltissimo.

Se fossero stati in pura seta sarebbero costati effettivamente moltissimo ed avrebbero avuto bisogno di cure e manutenzione che la me di 23 anni in giro per il mondo con lo zaino non avrebbe potuto dargli. Quindi l'originale non era neanche in linea con il mio stile di vita, oltre che con il mio portafogli.

Credo che ci siano molte aree in cui non siamo per niente colte. 
E penso anche che per molte persone, la differenza fra uno piatto in irostone vittoriano dipinto a mano o anche stampato con le tecniche dell'epoca ed un piatto preso da Tiger possa semplicemente non essere  visibile e non conti niente. E va bene così.
Per chi non vede le differenze vale un unico punto: mi piace o non mi piace il disegno, lo compro o non lo compro anche in base a quanto costa. Fine.
A quel punto è totalmente saggio comprare da Tiger invece che da antiquari specializzati, mercatini di antiquariato o cercando occasioni su Ebay, no?

Mi ricordo che la prima volta che ebbi a che fare con il tartufo, fu con un'essenza finta ed ero già all'università: era un risotto pronto in bustina della Knorr fatto da un compagno di casa, e mi piacque da morire! 
A quel punto feci un ragionamento del quale vado ancora molto fiera, perché in rispetto della me dell'epoca, nel mio presente. Mi dissi: dato che questo ha la fragranza finta e mi piace da impazzire, non assaggerò quello vero finché non potrò permettermelo economicamente ogni tanto, altrimenti avrò creato solo insoddisfazione.

E così non assaggiai il tartufo vero finché non fui laureata e potei permettermi delle belle cene fuori.

Ma a quel punto si aggiunse uno strato completamente inaspettato al mio ragionamento, e che ha a che vedere con la sottigliezza della sensibilità e della conoscenza, e anche con la'onesta ammissione che, a volte, a certi livelli non ci arrivi e non è un dramma.

In pratica assaggio il tartufo vero e per il mio palato (apparentemente non sensibilissimo) non trovo tantissima differenza con il risotto della Knorr. Nel senso che si, ok, il risotto era fatto benissimo ed il tartufo era buonissimo, ma avrei potuto continuare a mangiare anche la bustina pronta. Non ero in grado di sentire una tale differenza da schifare la bustina!

E lo ammisi, tranquillissima, perché non è che dobbiamo essere super chic e super sensibili e super pro su tutto. Non siamo super-umani, e la sensibilità va educata e coltivata, oltre che a volte non avere proprio delle inclinazioni per certe cose o la sensibilità fisica o emotiva per certe cose.

Un altro esempio?
A Milano avrei potuto permettermi l'abbonamento a La Scala, ma a me l'Opera no piace per niente, quindi non ci sono mai andata perché con me è uno spreco di soldi e di posti a sedere.
Vado a concerti di pianoforte, ma l'Opera cerco di no, anche se adesso ho un compagno tedesco che la adora e spinge sempre per andarci insieme a me, e non capisce che io ZERO.

Idem lo Champagne: non ho particolare amore e piacere per le bollicine, preferisco un ottimo vino rosso ed ho sviluppato un buon palato per i rossi. Le bevo per brindare come convenzione sociale e non mi fanno schifo, ma non ne godo particolarmente. Quindi se mi regalano un Dom Pérignon lo regalo a chi so che lo apprezza veramente perché l'arte di quella bottiglia si merita qualcuno che la ami.

Penso che capire i nostri limiti sia una forma di rispetto verso gli altri.

I soldi non mi hanno resa più sensibile o più chic, e per molte cose non ho avuto l'interesse sufficiente, tanto da dedicargli tempo e pratica per capirle ed amarle.
Anche queste sono scelte, e a volte, lo ripeto, non ci arriveremo mai lo stesso.

Fra sensibilità verso cose fatte con cultura e privilegio, e cose fatte industrialmente, credo che non sempre si debba tendere verso l'eccellenza per partito preso. Penso però che il partito preso debba avere etica e dobbiamo imparare a fare la differenza fra una roba industriale ed un oggetto creato con arte perché non saranno mai la stessa cosa, soprattutto con la coscienza che nel nostro stato di sensibilità non riusciamo a vederne le differenze.

Stay strana, Stay figa.

Veronica

 

 

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