Gli inverni della vita
Ci sono momenti della vita dove va tutto male o senti che è tutto in salita e sembra una sorta d'inverno.
Se in più è pure inverno, be', non so voi, ma a me mi piglia malissimo.
Tipo questo 2026.
Ho perso il conto delle date e che giorno della settimana sia, e per qualche giorno ho anche perso la nozione di "Cosa sto facendo, cosa viene dopo".
Pulisco case e negozi da un mese, passando da un casino all'altro senza avere del tempo per me. E lo so che non serve a niente lamentarsi, ma cazzo: voglio lamentarmi! Voglio sfogarmi perché ho bisogno di lasciar uscire tutto il disordine e l'entropia.
Non ne posso più e non mi vergogno di dirlo: succede di sentirsi sopraffatte.
Vorrei lamentarmi con le mie amiche durante l'aperitivo, ma oltre al fatto che adesso sono a Norimberga, la verità è che essendo stata influencer per più di una decade, le amicizie alla fine erano conoscenze di circostanza e affinità di lifestyle. Non vere amicizie.
Relazioni di quelle che entri subito in sintonia e ti fai le stories insieme e ci vai agli eventi e ci posti sempre insieme perché alla fine fa bene all'algoritmo. Ma sotto sotto non ci sono fondamenta e finito il circo della famosità rimani con due o tre persone che sono realmente amiche.
Occhio: essere nello stesso circo di vita da influencer non significa che la gente sia stronza: significa solo che la tua vita personale coincide con il tuo lavoro e che diventare davvero amiche dentro quel circo dove in realtà sono tutte in competizione non è una cosa facile.
Un'amicizia richiede empatia, generosità ed impegno, e con quelle vite non ce li hai molto per ascoltare le paranoie del tipo che non la chiama mentre devi consegnare un progetto nuovo e fare lo shooting e poi il tour e poi l'evento e l'intervista e la cena dove saranno brand importanti ecc ecc. È un mondo molto veloce dove sembrano tutti amici sorridenti ma in realtà se provi a chiedergli di passarti il contatto di un brand tergiversano come se stessi per uccidergli la capra che gli da il latte. Io li ho sempre passati, ho sempre cercato di far incontrare le persone, ma una volta uscita da quel mondo mi sono resa conto che non era una cosa reciproca.
E con questo non voglio dire che tuuutte le persone con cui ho interagito negli anni milanesi fossero così o fossero cattive persone, ma è più diffuso di quello che immaginate. Quando sei immersa in quella vita dove non hai tempo per nulla, a volte incoroci fugacemente persone validissime e poi le perdi solo perché non avevi una relazione così forte per continuare ad alimentarla a distanza una volta scesa dal carrozzone.
Ho incrociato tantissime persone molto belle che se rivedessi domani ci abbracceremmo subito, ma se parliamo di amicizia di quelle che le chiami dal cesso perché stai piangendo per una cosa e sai che puoi chiamarle e ti capiranno senza il bisogno di postare lo screenshot del Whatsapp, allora ne ho una.
Si, UNA. E poi mia sorella. E mi sento fortunata.
Perché si: abbiamo tutte quante dei casini, delle serate che vogliamo piangere e basta e dei momenti di decisioni difficili in cui abbiamo bisogno di parlare con un'amica che non ha i social come unico obiettivo.
Quando sei molto conosciuta sui social come ero io anni fa, ci sono un sacco di cose che diventano super difficili.
Mi ricordo ad esempio che da single mi ero iscritta a Tinder e fu un disastro: alcuni ragazzi mi dissero: "Ce lo facciamo un selfie per mia sorella/cugina/collega, che ti segue?" "Ah ma allora stai nel quartiere tale con quella casa fighissima che non dicevi dov'è?". Mi sono disiscritta.
Ma torniamo al presente
Nei prossimi giorni dovevo andare in Toscana per farvi la vendita delle borse e scarpe, ma con la storia di mio suocero che è appena mancato slitta tutto. Sono ancora in Germania.
Vi lascio immaginare la situazione delicata.
The show must go on
Riapriamo il locale per Pasqua e dovrò tornare a Tarifa per rimetterlo a posto fra 2 settimane, fare ordini ai fornitori, bla bla bla. Torno io da sola e poi il mio compagno una volta finito di sistemare le cose, ma per adesso resto in Germania con lui.
Ma c'è un MA.
Mi sono detta che siccome dopo Pasqua il turismo cala prima di ringranare verso l'estate, posso partire in Toscana per 10 giorni per svuotare il garage del casale.
Non è una vacanza neanche quella perché è un garage pieno di scatole di cui fare lì'inventario, ma per come sta andando la mia vita in questo 2026 ho già capito il concept: la mia attività principale è quella di affrontare tutti gli oggetti possibili ed immaginabili della mia vita per buttare, regalare, vendere, donare. Così per tutto: casa mia, negozio, garage di mia sorella, casa di mio suocero in BONUS.
Vengo a casa vostra, ragazze?
Ormai sono la Marie Kondo de' noantri!
La televendita più attesa da quando ho lasciato Milano: la mia collezione di tacchi
Se fila tutto liscio con la Pasqua, atterro a Pisa martedì 7 aprile. E, dopo inventario e ricerca prezzi, vi faccio la televendita domenica 12.
Vi darò indicazioni precise per iscrivervi in anticipo e credo che farò due televendite diverse: una con solo le scarpe che sono 36 e interessano soltanto a chi ha quel numero, e un'altra con il resto che sono borse, accessori ed elementi di design e arredo. Ci sono delle cose pazzesche che ho finalmente deciso di salutare perché voglio tornare ad essere nomada e per un ragionamento che vi faccio qui sotto.
Parliamo degli oggetti
Per chi non era iscritta al mio podcast del 2025, che usciva OGNI GIORNO (un lavorone!), sappiate che parlavo molto della nostra relazione con gli oggetti e delle nostre responsabilità verso di essi.
Ero già bella che avviata verso un minimalismo di vestiti, oggetti e accessori utili in generale, ma quando l'inondazione del locale mi ha decimato le cose già ridotte, è stato strano.
Cioè: alla fine (anche se mi è dispiaciuto per alcune cose) non è stato un dramma e sono andata avanti. E a quel punto ho avuto una sorta di illuminescion: ho integrato ben consciamente che abbiamo una quantità immane di oggetti nelle nostre vite e che non ci servono e anzi: ci intrappolano e ci impoveriscono. Perché alla fine non è normale avere case piene di roba.
Possedere degli oggetti ci "impoverisce" perché occupano posto, usano il nostro tempo per pulirli e manutenerli, e prendono posto nei nostri pensieri perché non siamo libere di movimento se abbiamo tante cose: non per niente i traslochi sono fra le cose più stressanti della vita dopo lutti e divorzi. E OK, non rigurda solo il traslocarli, ma c'entra anche quello.
La storia che si ripete
Ero già passata al minimalismo nel 2012 quando ebbi il lutto dei bambini che non avrei mai avuto dopo il tumore ed il conseguente divorzio perché mio marito mi disse che voleva una donna sana per fare bambini.
Non commentiamo la povertà mentale di quella persona che poteva solo dirmi che non voleva più stare con me, ma che volete: ero giovane, non avevo fatto il mio lavoro in terapia e ho scelto male.
Ma cosa feci dopo quei traumi? Decisi di alleggerirmi di tutto e partire con me stessa su Lucio, il mio furgone camperato. Avevo 36 anni.
E 14 anni dopo ci risiamo: situazione completamente diversa, ma sensazione di voglia di libertà, movimento e leggerezza molto simile.
"Gli anni buoni": ragionamento pratico
Questa volta sono nel mio anno dei '50, e vi assicuro che si fanno dei ragionamenti che a 40 anni non fai ancora: ovvero inizi a pensare a quanto camperai, e per semplice calcolo matematico, a quanti "anni buoni" ti rimangono.
Non sono macabra, raga, è la vita.
A parte che puoi schiattare subito domani investita da una macchina, ma se escludi malattie fulminanti o incidenti di vario tipo, la media italiana per le donne è di 85,5 /85,75 anni.
Arrotondiamo a 85.
Sappiamo anche che a 80-85 anni siamo comunque acciaccate e se faccio mente locale sulla forma fisica e tipologia di indipendenza che hano i miei genitori e zii, diciamo che sei ruspante fino ai 75. Poi ti devi dfare una calmata.
Perché faccio questo calcolo così freddo?
Perché se faccio 50 quest'anno e posso essere abbastanza ruspante per viaggiare e fare avventure per il mondo grosso modo fino ai 75, allora la matematica è semplice: ho davanti 20 anni buoni più 5 buonini, che dividerei in 10 molto buoni e 10 di inizi acciacchi.
Poi a 70 mi fermo o faccio viaggi brevi da signora fino ai 75.
Poi 10 di lentezza fino agli 85 e il Grand Final, diciamo così.
10 anni dove probabilmente vorrò vivere in un posto fissa e tranquilla.
Ma poi, oh, si sa mai eh! Magari mi trovano che mi sveglio morta nell'overlander in Congo a 87 anni. Tutto è possibile.
So che questi ragionamenti fanno paura, ma secondo me è utile farli a monte perché la vita è questa qua, e se non ci pensi ora poi ti passa senza che tu faccia tutte le cose che volevi fare e ti ritrovi a 70 che ti dici "Ah cazzo, magari andare con l'Unimog fino in Malesia non ce la faccio!"
E io voglio ancora fare un sacco di cose.
E se ho "solo" 20 anni davanti, è meglio che mi faccia un piano e non sprechi il mio tempo in progetti che non sono esattamente quello che mi fa stare bene. Ecco perché ho deciso di cedere il locale: ho capito che non voglio gestire uno anzi due locali e preferisco viaggiare.
Ed ecco perché mi sono detta che devo, senza indugio, alleggerirmi e fare questo mega viaggio in camper e poi in camion grosso overlander.
Allego documentazione fotografica per capire cosa sia l'overlander:

Foto via The OutFit su YouTube. La tipa lassù non sono io, ma arrivo! Solo che io col cazzo che fermerei il camion in mezzo a un guado per farmi la foto, siamo matte?
Quando ti fai questo genere di conti dei tuoi anni ti senti dentro una nuova consapevolezza che non puoi cambiare. Un po' ti caghi in mano perché inizi a pensare alla tua fine, ossia che moriremo tutti, e son cose che ti dici "si sa". Ma in realtà non si sa perché non ci si pensa apposta. Ecco che a quest'età, invece, inizia a diventare una realtà e non fa piacere perché ti fai il calcoletto e ti dici cazzarola. Ho ancora vent'anni buoni se ho culo!
E quando muore la tua mamma, muore tuo suocero, gli altri zii e genitrori sono tutti acciaccati, non puoi più ignorare che toccherà anche a te e loro sono il tuo specchio. A quel punto inizi a pensare a quali malattie hanno in modo da iniziare a prevenirle meglio e così via.
Fino ai 40-45 secondo me hai una sorta di pensiero magico che ti fa immaginare che hai ancora tempo per fare di tutto, che la vita non ha limiti e anche se vivi una vita che non ti piace, chissenefrega, le farai dopo le cose fighe.
Macché.
Stare in quelle insoddisfazioni ti fa perdere un sacco di mesi e poi anni che non recuperi.
Io credo che aver fatto il conto degli anni buoni ed aver capito di avere davanti 10 anni top e poi 10 decenti mi farà prendere decisioni più sane per me. Meno fronzoli, meno accondiscendenza e compromessi.
E mooooooolti più "suca".
A volte ho dei momenti di totale disassamento con la donna di 49 anni che sono oggi, ad esempio se vedo un uomo sui 30 anni e mi dico: "Aaah che bello che è!" e poi subito penso: "Ma potrei benissimo essere sua madre!"
E si, potrei benissimo essere sua madre e fa super strano perché per me non è "piccolo", è bello e basta.
Comunque sia il mio compagno è più vecchio di me e non mi pare un vecchio, quindi secondo me questa cosa dell'età non mi tange da nessuno dei due estremi.
La responsabilità
Questa domenica di pieno inverno, fresca di funerale e ancora immersa nella valanga infinita di oggetti che fanno parte della vita di una persona che non c'è più e che dobbiamo gestire noi, ho deciso questo: non voglio che nessuno sia obbligato a occuparsi dei miei oggetti quando sarà il mio momento. Anche se non ho figli, non voglio comunque lasciare questo peso a nessuno. Che sia il mio compagno, mia sorella o qualcun altro che apparirà nel frattempo.
Immagino alleggerire tutto velocemente inquesto 50 anno di vita, e poi comunque quando vedrò gli acciacchi farsi importanti posso rifarlo di nuovo con un party di regali speciali. Mi piace questa cosa dei rituali.
E questo pensiero, nel 2026, secondo me è una presa di responsabilità importante nelle nostre vite: prenderci la responsabilità degli oggetti per davvero, fino alla fine.
Che tu sia nella decade dei 30, dei 40, dei 50 o oltre, DISEGNA i tuoi anni TU, per te. Non lasciare che li disegnino i bisogni degli altri, o che contino più dei tuoi.
Ci setiamo settimana prossima e mi raccomando: non fare la brava.
Veronica
^^^^^
PRIMA VOLTA DA ME? Non perderti la notifica per ogni nuovo post direttamente nella tua mail, ISCRIVENDOTI QUI.
Tranquilla: non parlo mai di morte come ho fattto oggi!|
MODALITA DI RISPOSTA ALLE MAIL
Le email pubbliche su Spora e Veronica Benini (fra cui le risposte dirette alle newsletter) sono selezionate dalla mia assistente a distanza che legge con attenzione ogni mail per isolare quelle gentili mettendole nella cartella "DA RISPONDERE", dove poi io vi scrivo.
Risposte