Strategie di business, strategie di vita
Quando cambia qualcosa nella tua vita, influisce sul tuo lavoro ma fai fatica ad ammettertelo a te stessa?
E quando cambia qualcosa nel tuo lavoro: come si riflette nelle tue scelte di vita?
Vita e lavoro sono sempre in connessione e si retro-alimentano.
Non sempre se cambi lavoro, cambi anche di stile di vita.
È più probabile l'altra: che cambi vita e vuoi cambiare anche il tuo lavoro.
Ogni volta che io cambio vita, cerco di adattare il mio lavoro o cambiarlo per essere in equilibrio.
Quando mi sono trasferita a Tarifa, il piccolo borgo sullo stretto di Gibilterra, ho mantenuto il lavoro che faccio dal 2013 (consulenze e poi corsi on line) ma ne ho aggiunto uno che calzava a pennello con la mia quotidianità in paese: una caffetteria di quartiere. Mi piaceva essere di nuovo radicata in un posto e di farne parte attiva.
Ma di recente la mia vita ha preso un tornante non indifferente ed ho deciso di rimettermi in movimento. A un certo punto è stato così cristallino che ho iniziato a sentirmi in colpa, ma alla soglia dei miei 50 anni ho ben integrato il senso di "io prima, a prescindere" e anche se questa decisione implica fare un cambiamento di lavoro importante, conta di più la mia vita personale rispetto al lavoro, quindi bye bye lavoro. Ossia la caffetteria.
Cambiare lavoro, chiudere iun lavoro: che paura!
Il mio lavoro costante (consulente) mi porta ad incontrare 4 donne ogni lunedì e fare una sessione strategica unica per risolvere una cosa del loro Business o iniziare un percorso su più assi. Dietro ad ogni persona c'è sempre una storia personale e contesti spesso difficili per cui ogni idea che gli propongo deve essere coerente con la loro situazione, disponibilità di tempo e di soldi e anche di energie personali per portare a succcesso la strategia.
Quindi si: per creare una Strategia di Business bisogna pensare anche alla strategia di vita, perché tutto è connesso.
Ho la fortuna di attrarre clienti che sono già in terapia e quel lavoro costante le aiuta moltissimo ad integrare la strategia di business che facciamo insieme, e quando non è il caso mi adatto io disegnando le fasi con più step.
Non ho mai voluto definirmi coach neanche in quanto "Business coach" perché è una definizione che non condivido. Quel termine ha tante ripercussioni anche negative, purtroppo, che non voglio includerlo nella definizione mio lavoro.
Io sono consulente di business per imprenditrici e mi occupo di quello che mi concerne: strategie per ottimizzare il loro lavoro.
Quando una donna decide di rivolgersi a me è perché ha perso un po' la bussola o ha capito che il suo progetto lavorativo potrebbe funzionare meglio. La maggior parte delle mie clienti mi cerca per lanciare da zero un'idea e trasformarla in lavoro, o per passare da un concept ad un altro.
E siccome sappiamo che è tutto interconnesso e siamo molto emotive durante questi cambiamenti, devo mantenere i limiti con i loro problemi personali perché non sono psicoterapeuta, ed è molto importante capire quali siano i limiti per non entrare in situazioni per le quali non ho gli strumenti. La psicologia è una cosa serissima: le vite personali, le emozioni e i traumi delle persone non sono una cosa da prendere alla leggera.
Ecco di nuovo perché non mi associo alla definizione di coach: è fuorviante e talvolta pericolosa perché non è normata e non esiste un Albo per la protezione dei pazienti. Perché se tocchi l'emotività e la vita delle persone sono pazienti, non clienti. E devi essere psicoterapeuta.
Detto questo, le storie che ascolto sono sempre emozionanti. I motivi che portano una donna a decidere di far partire il proprio progetto e diventare indipendente sono sempre simili, anche se unici ogni volta. Le nostre ragioni arrivano con una sorta di BASTA condito sempre con paura dell'ignoto, ed è li che subentro io come consulente: l'inìgnoto lo so combatte con il noto: un piano a step ben calcolato per non andare alla cieca.
E non potete capire quanto sia emozionante vedere le facce accese e sorridenti delle mie clienti a fine sessione, non solo si sono tolte uno zaino di pietre dalla schiena, ma hanno anche spiegato due ali nuove di pacca e le sfrullano!
Ho cambiato tantissimi lavori anche prima della laurea, ma da 13 anni ne ho uno che persiste e non mi ha ancora delusa, anzi mi stimola sempre di più, ed è la Strategia di Business per donne. Ogni progetto, ogni ambito ed ogni storia è talmente diversa dall'altra che quella diversità mi mantiene viva e stimolata senza bisogno di inventarmi nuovi progetti in parallelo (o quasi!).
Il capitolo della caffetteria si chiuderà definitivamente a fine settembre ed ho già i prossimi passi su un Muro del Piano a fasi per fare bene tutta la chiusura e partire con il nostro viaggio. Mi mancheranno molte cose dell'avere sia una caffetteria che un Comedy Club, voglio dire: avere un bar speakeasy è davvero una figata, ma mi sento anche intrappolata e no: quel bisogno di radici locali non era poi così forte, sotto sotto credo che sia stata la mia risposta al lutto per la mancanza di mia mamma ed ero talmente persa che mi devo essere detta, inconsicamente, che delel radici mi avrebbero fatta sentire meglio.
Ora non sto a tediarvi con cose da psicoterapia personale, ma secondo me è sempre interessante capire il perché delle nostre scelte quando vediamo che alla fine una certa strada non era quella buona per noi: intendo l'andare a capire perché a volte facciamo cose senza un motivo apparente o per motivi che credevamo giusti e poi non lo erano. Il motivo, in realtà, c'è sempre. Corretto o sbagliato, una motivazione specifica che ci porta a prendere certe decisioni esiste ogni volta, che ci piaccia o meno.
E se non tiriamo le some per benino, anche se fa male, rischiamo di commettere lo stesso errore in modi diversi le volte successive.
Anche no.
Negli ultimi 2 anni, a seguito della mancanza della mia mamma, Michela Murgia e poi di Silvia Bisconti, ho iniziato ad avere paura.
Ma non paura di morire, no.
Paura di non aver vissuto tutto quello che volevo.
E allora mi sono lanciata col locale, come per attaccarmi ad una cosa super concreta credendo che mi avrebbe fatta sentire al sicuro, partendo per una strada che ha sorpreso tutti perché io sono quella che parte per la Cina a 23 anni senza un piano preciso e telefona al padre dall'aeroporto così: "Ciao Babbo sto per salire su un aereo per Shanghai".
E via, io partivo.
Sono stata allo stesso modo due anni senza passaporto perché era scaduto e guarda un po', non trovavo mai il tempo di iniziare la procedura per rinnovarlo.
Mi sono tarpata le ali da sola, è stato stranissimo.
E non ho paura di ammettere che mi sentivo persa, perché sentirsi perse succede.
Adesso ho un passaporto nuovo di pacca da meno di un mese ed ho preso un aereo il giorno stesso in cui me l'hanno consegnato.
È stata una sensazione bellissima, ero di nuovo io!
A volte mi chiedo: mi succederà di nuovo di sentirmi persa, nella vita?
Non lo posso sapere, ma potrebbe succedere.
E se mi ricapita, avrò già l'esperienza di questa volta e di altre ancora prima, dove per esempio stetti in stand-by per due anni quando mi lasciò il mio primo marito di punto in bianco.
La prima volta fu difficilissimo ritrovarmi perché non avevo capito che mi ero persa. Questa volta SNI, l'ho capito ma dopo un bel po', già meglio ma non meglissimo. Diciamo che non l'ho vissuta in tragedia da finimondo come la prima.
La prossima, forse, non succederà.
Ma una cosa è certa: le morti di donne pazzesche che ho avuto il privilegio di frequentare e che mi hanno ispirata, mi hanno segnata e non sono più la stessa. È stato più impattante vedere che la vita può finire quando non è giusto che succeda e ti dici ma noooooooo, ma perché lei?, che sopravvivere io stessa a dei tumori. Vedere la vita delle altre interrotta sul più bello fa più senso che rischiare la tua, e a quel punto ti senti in colpa se non approfitti a manetta di ogni tramonto, ogni primavera, ogni primo bagno della stagione, ogni decollo, ogni abbraccio.
E io sono pronta a decollare di nuovo.
CI sentiamo settimana prossima e mi raccomando: non fare la brava.
Veronica
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