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La possibilità di un EXIT

by Veronica Benini
Sep 07, 2025

È appena finita l'estate ed ho passato qualche giorno ri-analizzando il mega Excel della caffetteria per capire l'ammontare preciso dell'investimento ed il valore intrinseco del concept, dato che mi hanno chiesto a quanto lo darei via.

CALMA

Allora, intanto bisogna fare un super distinguo fra locale e brand, e poi entrambi insieme, che di solito è la cessione naturale: dai via il locale con tutto dentro ad un nuovo proprietario che può cambiarne il nome o se lo tiene, e viene valutato a parte se lo vuole. 

Queste cose ci servono per capire meglio la definizione di EXIT, e quando ti conviene e quando no. 

In linea generale, qui in paese si fa un "traspaso" quando chi gestisce e possiede il locale lo rivende a una terza persona, operazione che include il cambio nome nella licenza, tutti i frighi e banconi, tavolini, piatti e bicchieri, pentole, ecc. In parallelo si fa anche una transazione per il l nome del locale ed i suoi profili web, ossia il brand. E si cambia nome nel contratto d'affitto o, se chi se ne va possiede le mura, diventa il padrone del nuovo affittuario. Qui in paese nessuno possiede le mura, quindi si fanno i traspasos solo di licenza, nome e arredi e macchinari. Le cifre per un locale come questo vanno dagli 80mila ai 180mila euro, senza contare che ho anche il bar "La Nevera" dietro e quindi non so come valutare l'insieme. Stiamo parlando di queste cifre, che facendo i conti su quanto ci ho messo dentro, mi genererebbero un guadagno sull'investimento iniziale senza dubbio. Ma questo se aspetto, non di certo ora che è nuovo.

E torniamo a noi e alla domanda che mi hanno fatto al Chiringuito, che è più interessante e sfidante: 
"A quanto venderesti il concept del Pink?"

È più complesso da valutare per la poca esperienza che ho, ecco perché lo voglio calcolare. 
E allora ho cominciato a pensarci, perché in realtà quando sei al primo anno di un locale non lo dai via: non vale la pena, lo stai iniziando a posizionare.
Ma non basta pensarci e dargli il valore che ti pare a te perché ci tieni tanto e ci hai lavorato mettendoci tutto il cuore: queste operazioni hanno un calcolo che in realtà, anche se a spanne, è super semplice: dare via un'azienda con un brand vale l'ultimo anno di fatturato moltiplicato per tre.

Tutto questo calcolo vale soprattutto se hai più di 3 anni di fatturato dietro e se si vede dai numeri che il fatturato è cresciuto di più del 50%, anno dopo anno. Ecco perché all'anno UNO non è mai una buona idea per nessuna delle parti: per chi compra non è buono perché non sa se può continuare a fatturare bene e crescere bene, e per chi vende non è buono perché potrebbe esplodere ancora di più al terzo anno e venderlo molto più caro. Ecco perché non si fa mai.

Mentre la cessione del locale con traspaso non mi pare una possibilità per gli inizi, la domanda sul concept mi è sembrata degna di considerazione, soprattutto perché creare questi concept è il mio lavoro ed è interesante per me capire quanto vale un baby brand lanciato da un anno.

Fermo restando che dare valore ad un concept sta più nele intenzioni di chi lo compra che in chi lo vende, si tratta di trovare una cifra che convenga ad entrambi. Allora io l'ho voluta calcolare per capire, si sa mai nella vita, se non mi conviene dare via il brand e partire con una nuova idea o farmi una pausa di uno o due anni come dal 22 al 24.

So che pare folle, ma io sono un'imprenditrice seriale e mi stimola la creazione, non il day by day. Ecco perché faccio consulenze sulla creazione o rilancio di brand o attività.

 

Cosa succede adesso? Niente

Al momento sta arrivando l'autunno e ci prepariamo a Halloween ed il Natale nel Pink, ma questa pulce nell'orecchio per dare un valore al concept mi ha incuriosita tantissimo. Sono cose alle quali stavo già pensando da sola quando mi chiedevo: ne tengo solo uno, lo vendo da solo oppure studio altre vie come catena o franchising?
E me lo stavo chiedendo non solo come viabilità di business, ma anche (e soprattutto) come Veronica e cosa piace fare di lavoro a Veronica, quale livello di compromesso riesce a concedere e cosa la fa felice nel day by day.

Perché alla fine la scelta migliore non è solo quella più conveniente economicamente, a quella che conviene anche a te e come vuoi vivere.
Ho smesso tanti anni fa di fare compromessi solo per tenere un brand che avevo creatop, invece di venderlo quando sarebbe stato il momento giusto.

La cosa più difficile?

La cosa più difficile in business è capire DAVVERO cosa ti dà serenità invece di stress, e qual è la soluzione migliore per te in sintonia con il business. IL business non è una cosa isolata: sei tu con la tua mente, il tuo impegno, le tue idee, IL TUO TEMPO.

Negli ultimi 14 anni ho aperto e chiuso varie attività, ne ho fallita una malamente perdendo 15mila euro che all'epoca erano TANTISSIMI per me (era una linea di scarpe con mascherine intercambiabili), ho chiuso percorsi che potevano continuare a crescere ma dove ho scelto me ed il mio tempo libero come con a chiusura di Corsetty, e nel mio percorso ho capito, gran banalità ma sempre di attualità, che alla fine non vale quello che poteva essere se continuavi, o quello che diranno gli altri perché cambi direzione: quello che dicono gli altri ci sarà sempre, perché gli altri dicono sempre cose.
Quello che vale per te, e sempre di più perché diventiamo sempre più vecchie, è COME TI VUOI SENTIRE OGNI GIORNO.

quindi nel mentre che mi chiedevo che direzione dare al Pink, pensando comunque sia di mantenerlo aperto da solo o moltiplicandolo, non avevo pensato al solo concept e brand.

Perché viene chiesta questa cosa? Questa domanda te la fa di solito qualcuno che compra concept da piccini perché ci vede il potenziale, e sapendo come lanciarli in super grosso, ti compra all'inizio. A volte gli va bene, altre volte no. Spesso cambiano il nome e aggiustano cose, ma ti coprano per avere le tue idee e lanciarlo con una potenza che tu non hai.

Dare via il concept agli inizi, invece, non mi è sembrata una cattiva idea sempre e quando il prezzo ripaghi investimento e concept. Questa cosa si chiama EXIT e significa che hai lanciato una startup e l'hai venduta guadagnandoci. 

In alcuni EXIT vogliono tenerti dentro con un ruolo fisso per mantenere l'anima e le idee, ma io non sono tipa da lavorare sotto altri né appartenere ad altre aziende, mi fa sentire in gabbia e non credo che ce la farei, non ho il carattere. A volte ti tengono fuori ma ti chiedono consulenze puntuali per continuare a creare cose nuove. E quello, invece, potrebbe andarmi benissimo.

Con una semplice domanda al Chiringuito mi si è aperta una nuova finestra che non avevo valutato, semplicemente perché non frequentavo quel tipo di persone che fanno quei lavori. Sapevo esistessero, ma non facevano parte della mia realtà. 
Ma qua a Tarifa ci viene un sacco di gente da tutto il mondo per fare kite, e sono spesso investor, broker & cny che di natura hanno una passione per gli sport estremi e te li ritrovi accanto a prendere una birra sulla spiaggia con la muta abbassata, o ti entrano coi loro bimbi al Pink e diventano pazzi per il concept. Mi è successo già 3 volte: questi tizi londinesi fanno un sacco di domande: "Ma l'hai creato tu?" "Farai il franchising? La catena? L'Exit?".

Io al momento non faccio niente, anche se mi sento super figa perché mi abbiano chiesto questa cosa in modo più serio.

Ma non posso non valutare la possibilità che nel caso in cui io voglia cederlo presto, sarei di nuovo libera ed è un'idea che non mi dispiace per niente, dato che avere uno o più locali e partire in viaggio in Asia 3 mesi, alla fine, non è davvero un piano realistico come credevo. 
Io ahimè volevo farlo, ma un locale agli inizi non ha la forza di sostenere sia il personale che un/a manager super responsabile di tutto al 100%, compresi i conti ed investimenti in corso d'opera e che lo mandi avanti come se fosse il/la proprietaria e non ti whatsappi ogni due per tre perché si è rotto un frigo o un certo gelato non sta fatturando bene. Il Pink al momento è un bebé e non ce la fa, soprattutto in un paesino con picchi estivi.
Potrei aspettare una o due estati perché arrivi al fatturato che glielo permetta, ma ho appena compiuto 49 anni e mi sento che non voglio più perdere tempo. Da imprenditrice sai, poi, che c'è sempre da valutare il fattore di rischio, ossia: e se in 1-2 anni non arriva a fatturare quello che dovrebbe e mi sono persa un Exit dignitoso? E se c'è un'altra pandemia e devo chiudere? Abbiamo imparato sulla nostra pelle che certe volte è meglio il qui ed ora che la scommessa sul futuro.

Che vi devo dire, è la realtà, ed io ho iniziato a covare l'idea di poter viaggiare per mesi di nuovo e c'ho le formiche al culo.

Nel frattempo continuo a pianificare l'albero magico per la sala, ne ho parlato su PRESENTE nel podcast Circolino Pesacule e mi state rispondendo curiosissime!

 

 

 

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