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Dire di no e tenere duro: come si fa?

by Veronica Benini
Mar 22, 2026

Dire di no ci costa tantissimo, vero?

Io ricordo che cuando ero dipendente nei primi anni dopo la laurea, la paura di dire di no e perdere il lavoro o la stima dei miei capi (e persino dei colleghi!) mi faceva uscire alle 9 di sera, regalando ore extra ogni giorno.
Solo perché non mi sentivo sicura, perché pensavo che se mi avevano dato un lavoro gli dovevo la mia sopravvivenza e quindi tutto, anche il mio tempo.

Se è vero che lo stipendio da dipendenti ci permette di vivere, i contratti di lavoro sono normati apposta perché i lavoratori non vengano sfruttati. 
Allora perché ci auto-sfruttiamo?

Perché sbarchiamo in situazioni dove altri prima di noi hanno capitolato davanti alle loro paure, contribuendo da anni ad una cultura del lavoro sbagliata, specifica a quel posto. E se tu che sei nuova e in periodo di prova osi dire di no, ti guardano malissimo e pensi che non ti confermeranno come assunta.

O no?

Ma mica perché siamo davanti a situazioni a nostro svantaggio e "lo fanno tutti" significa che sia corretto, persino legale.

Eppure la paura è più forte.

Ci sono tipologie di lavori, come l'Architettura dove ero io, dove almeno finché non ho cambiato mestiere nel 2012, era stato "normalizzato" che si doveva uscire tardi tutti i giorni e anche fare nottate se c'erano consegne.
Punto.
Io dopo qualche anno ero in burnout senza sapere ancora cosa fosse, e influiva nella mia vita privata: non avevo più tempo libero.

Quando sei in un ambiente dove queste regole non scritte vengono accettate e compiute da tutti, se sei quella che protesta per far notare che il Re è nudo, vieni attaccata dalle altre vittime, non dal Re. Lui se ci pensi non parla mai di quelle cose, e non ne parla perché lo sa che è illegale.
Gli altri invece credo che se la prendano con chi osa parlare perché gli stai facendo vedere che non sono stati capaci di dire NO, e quindi invalidi anni di sofferenza. Preferiscono rimanere nella regola non scrita ed espellere te.

A un certo punto capii che quasi tutti gli studi di Architettura avevano le stesse regole del lavoro extra gratis e zero vita personale, e passai all'ingegneria. 
Risultato? Uscivo dopo le mie 8 ore di lavoro e non si faceva nottata, mai.

Sono rinata!

Poi ebbi a che fare con mobbig da parte della mia superiore (ne parlo in "La vita inizia dove finisce il divano"), e siccome era molto subdola pensavo che nessuno mi avrebbe creduto. Così dopo 2 anni sono andata dal CEO a dare le mie dimissioni. Lui mi disse: ma se ti cambio di divisione rimarresti?
E sono rinata di nuovo.

Parlare, raga: parlarne sempre!

Poi ho capito che il lavoro dipendente non era comunque per me ed ho cambiato strada, ma quella è un'altra storia.

So che parlare e ribellarsi spesso porta solo a runinunce di quel "cattivo ma sicuro" che si aveva. Lo so benissimo. 
Ma a volte, se ti fai sentire con calma in alto, potresti otttenere il risultato che volevi. No sempre, perché erti mondi sono marci, ma pippù di quello che immagini.

In un episodio del nio podcast "È volgare" parlo di come chedere un aumento, e non hai idea della quantità di donne che mi hanno scritt ringraziandomi perché dopo averlo ascoltato avevano sato chiedere e gi era stato dato.

Chiedere si può sempre! Sta a te poi capire cosa fartene della risposta negativa e di come viene giustificata.

 

I band, ad esempio, non hanno mai paura di chiedere

A volte mi arrivano mail con proposte di collaborazioni con brand che sono molto interessanti per me, ma che dopo aver capito cosa vogliono, il prezzo non è accorde alle mie tariffe.

Le 2 volte che in passato ho detto "OK facciamolo lo stesso", alla fine il brand continua a chiedere altri post abbassando ancora il prezzo con scuse tipo "Ci aspettavamo di convertire più di XX clienti, invece sono di meno".

Faccio un mini spieghino per chi sta dall'altra parte dello schermo e non ha benchiaro come funzioni l'influencer marketing da questa parte. 
Queste cose ogni qualche mese le rispiego perché è molto utile sapere veramente cosa c'è dietro un contenuto pubblicizzato.

La prima obiezione che si sente dire è "Gli influencer guadagnano troppo per fare du' Story a muzzo, non è un lavoro, non è giusto". 

Per capire bene cosa stia comprando un brand, non dobbiamo soffermarci alla Story e al fatto che tutti quanti sarebbero capace di faral in un minuto, e quindi pensare che guadagnare migliaia di euro (e negli influencer fra mezzo ed un milione di fan parliamo di centinaia di migliaia di euro), sia solo quello: parlare al telefonio 59 secondi e poi taaac prendi 10mila euro.

Quello che compra il brand non è la story in sé, ma la quantità e qualità delle persone che la vedranno passare. Comprano voi, insomma.
E più è forte la relazione fre infuencer e Communty, più valgono i contenuti.

Alla fine è come in TV, dove una pubblicità cosa decine di migliaia di euro ma se è durante Sanremo, costa molto di più perché c'è molta più gente che la vedrà passare. E infatti le pubblicità che costano di più in assoluto al mondo sono quelle durante il Super Bowl negli Stati Uniti.

Tornando alle influencer, se capiamo che si paga l'audience, non abbiamo anco9ra capito la cosa che una influ ha in più rispetto alla TV: la RELAZIONE con la Community.
Tu non puoi scrivere commenti sotto il tuo programma TV preferito né interafgire. Con le influ puoi e molte rispondono pure, crerando un dialogo che ha un valore enorme.

Ed è quello che pagano i brand: la messa in onda per essere visti, più la qualità della relazione delle persone con la influencer. E se dici relazione dici FIDUCIA. E cosa significa questa cosa? Che se ti fidi della tua influ, sarai più propensa a fidarti di quel brand perché lei  lo usa. Quindi i brand, oltre alla messa in onda, acquistano fiducia riflessa.
Ma perché ti difi di lei? Perché la segui da anni, ecco perché. E in quegli anni quella influ ti ha tenuto compagnia coni suoi contenuti ed la ALIMENTATO la vostra relazione. Ecco qual è il vero valore della awareness: il lavoro di anni per mantenere la Community e farla crescere con fiducia.
Un brand sta pagando il lavoro quotidiano, la fiducia e la stima per lwa influ, non solo quei 59 secondi di REEL.
59 secodi di REEL, confermo, li possiamo fare tutti.

Ecco perché vale di più la pena investire in influencer invece che in TV.
Ecco anche perché certi prodotti convrtono di più con le influencer piccole che le grosse: le grosse non interagiscono di solito, quindi funzionano più come la TV.

Quindi che sia una story senza qualità cinematografiche o un REEL girato super PRO, alla fine quello che si acquista non è quello, ma le reazioni di chi lo guarderà e deciderà se comprare o meno.

E qui inizia il secondo ragionamento: se i brand non se la prendono con la TV perché dopo lo spot non hanno vendutoquanto volevano, perché lo rpetendono invece dalle influ, pagando molto di meno pro capite per view?
Lo pretendono perché molte influ non hanno agenti o non sanno negoziare bene da sole, e capitolano.

Ogni volta che un brand mi chiede di valutare se collaborare o meno, io dico senpre di no se mi propongono soltanto affiliazione. L'affiliazione, per capirci, è la percentuale di commissione che ti danno dopo aver generato vendite con il loro codice sconto. I codici sconto servono perché i clienti vogliano acquistare proprio in quel momento per non perderlo e quindi massimizzare le vendite quel giorno, ma sono anche lo strumento di "conta" per capire quante vendite ha generato l'influencer perché si usa per isolare le vendite in base al codice scoto (o link specifico, ci sono vari metodi).
E fin qui, tutto bene.
Ma chi paga per tutta la gente che ha visto quel contenuto e non ha acquistato? Si chama AWARENESS, e non è una cosa banale. 
Se tu vedi una, due, tre, sei volte il solito brand nuovo di una cxosa figa dalla influ uno0, dalla due, dalla tre, a un certo punto ti è entrato in testa ed hai integrato il nome, cosa vende e i suoi benefici. Anche se non hai comprato.
E non solo: avrai inconsciamente generato simpatia o antipatia per il brand in base a quanto apprezzi la influencer che l'ha pubblicizzato.
Questa è la AWARENESS, e come in TV, andare in onda ha un prezzo.

Dire alle influencer che verranno pagate 3€ a pezzo venduto non paga per la messa in onda e l'associazione diretta della influ al brand. Vengono usate per pochi euro a zero rischio, basta spedirgli un pacco con il prodotto. E chi accetta sta educando i brand a provarci fissi finché un numero di influ gidice di si e portano avantii loro obiettivi di vendita.

Ecco che io dico no e ho sempre consigliato alle mie clienti di non farlo, ma di optare per una strategia più strutturata che insegno nel mio corso on line per imprenditrrici: "Influmarketing".

Consiglio invece l'affiliazione per le proprie clienti che non sono influencer, perché se si sono trovate bene col prodotto o servizio e ne voglioo parlare alle loro amiche, allora è giusto ricompensarle con una commissione o con prodotti extra gratuiti. Funziona benissimo!

Il punto è: se come creatrice di contenuti conosci il valore della tua presenza onnline e soprattutto il valore e la fiducia che chi ti segue ha riposto in te, non dargli in pasto dei brand che non ti rispettano.
Quando una persona fa di lavoro solo l'influencer, purtroppo si ritrova ogni tanto a dire di di a certe collaborazioni pagate molto poco o con solo affiliazione solo per arrivare a fine mese, ed inizia a creparsi la fiducia.

Dire di no protegge il tuo brand e tutela la fiducia delle persone in te.

I brand non hanno niente da perdere nel chiederti di farlo gratis o per una cifra irrisoria: se dici di no, vanno da altri. Ma provandoci, spesso trovano chi gli dice di si e portano avanti le loro campagna pubbloicitarie con budget ridotti, o potendosi perettere molte più influencer con lo steso budget.

Loro ci provano perché il loro lavoro è portare a casa contenuti gratis per affiliazione o per tariffe basse, e sta a noi dire di no e proteggere il valore della fiducia.

Ogni volta che dico no grazie, spiego velocemente che io fatturo per la messa inonda del contenuto a prescindere dalle vendite. Che certamente posso veicolare un codice sconto, ma il mio punto non è l'affiliazione. 
E se non vogliono, va benissimo: non mi volevano veramente e quello scambio me l'ha fatto capire. Avendo questa regola, quando mi chiedono una call per valutare una possibile colaborazione, io rispondo che non faccio solo affiliazione, così non perdiamo tempo inutile. Dare il mio tempo a tutti quelli che chiedono una call non sarebbe viabile, e devo proteggere anche il mio tempo.

Perché dicendo di no, io non sto perdendo poche centinaia di euro: sto proteggendo il mio valore senza svendermi.

Vedete? Mica perché un brand dimostra interesse dobbiamo fare subito i balettini. Se ci contattano è perché ci vogliono usare per farsi pubblicità: sono loro a volerci. E se ci vogliono significa che glisiamo utili.

Teniamocelo bene in mente.

Quando vedrete dei contenuti sponsorizzati, sappiate che dietro ci sono state riunioni, mail, scrittura del testo per essere approvato dal brand, poi le riprese (anche se sembra una banale Story camminando: è stata progettata), poi approvazione o modifiche del video e solo alla fine, dopo qualche settimana, la pubblicazione.

La pubblicità va dove vanno le persone.
E le persone stanno sui social.

Spero che questo spiegoncino ti aiuti a comprendere meglio i profili che segui, sia per rispettare tutto il loro lavoro che fanno dietro, che per capire quando per loro sei solo un mezzo per fare soldi.

Ci leggiamo presto e mi raccomando: non fare la brava.

Veronica

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