Ricominciarsi
Avevo pianificato un viaggio di 3 settimane tutto per me in Sri Lanka per imaprare a fare surf con un gruppo di donne e conoscere un paese che mi incuriosiva da molto tempo.
Dopo mesi di depressione per la chiusura del mio locale caffetteria per un problema fognario dove ho perso tutto, avevo optato per comprare un camper e ricominciare a viaggiare col mio compagno e la Pippa.
Ho venduto tutto quello che ho potuto per arrivare alla cifra necessaria e nel frattempo svuotavo il locale per arrivare in tempo alla data di uscita.
Faticossissimo mentalmente ma mi ero creata un nuovo obiettivo per far fronte al fallimento.
Ce l'ho fatta per un pelo e finalmente siamo partiti in direzione Milano per prendere la Bertha, un Daimler Mercedes del 1979 con doppio salottino, tenuta benissimo e nuovo inizio per ripartire, letteralmente!
La amo, è davvero come la sognavo.
Una volta arrivato il risarcimento del locale, lo stress ha cominciato a calare e mi sono detta che avevo bisogno di un viaggio per me, per riprendere energie e fare qualcosa di bello. Me lo meritavo.
Allora ho trovato il retreat con Camilla d'Agostino ad Anghama e Weligama, in Sri Lanka, ed ho iniziato a prepararmi per partire. Ve lo consiglio, se volete farlo ditele che vi mando io e c'è una cosa molto bella che sto preparando solo per voi.
Ma 36 ore prima della partenza la mia vita si è spezzata.
Sapevo già che non era giusto stare con una persona alcolizzata, ma tu ci credi e ci provi e in 4 anni e mezzo aveva ridotto tantissimo le volte in cui si ubriacava ed avevo speranze.
Ma guardandomi da fuori eravamo passati da 6 birre in spiaggia e una bottiglia di rosso a casa (da solo) piàù altre birre se usciva, ogni dingolo giorno, a bere meno ogni giorno ma ubriacarsi comunque al punto di non poter rteggersi in piedi almeno una volta a settimana.
Credevo avere un impatt positivo nella sua vita e che la riduzione fosse una curva di miglioria ma mi sbagliavo perché non puoi guarire un'altra persona che pensa che non ha nessun problema.
Ognuno si salva da solo, e lui direttamente non vuole smettere.
La sera della finale del mondiale mi ha tirato un ceffone perché gli avevo detto ceh avevo sentito un rumore quando aveva abbasato il letto basculante e non mi sembrava a posto. Aveva bevuto otto pinte di birra e aveva camminato con poco equilibrio al rientro si reggeva a me facendo finta di tenermi per il braccio. Era aggressivo verbalmente e una volta saliti a bordo con problema del letto e che mi diceva che lo dicevo solo per contrariarlo le avevo detto "Basta, esci, vai fuori, non ti voglio gestire in questo stato".
E sbaaaam!
Le dinamiche che ho letto nelle ultime due settimane fra mail e DM ricevuti dopo il mio racconto sono tutte molto simili: la base è un uomo ubriaco o alterato emotivamente che non tollera essere contrariato dalla sua compagna e reagisce con violenza verbale e talvolta fisica perché dentro di sé si sente messo in dubbio e "non rispettato". E non avendo gli strumenti intellettivi per discuterne, vuole avere ragione e zittire l'altra con la cosa che gli viene più facile: violenza.
Alla fine sono come bambini che fanno le bizze perché non sanno articolare il loro disagio, ed il patriarcato ci entra tantissimo: insegna agli uomini che non possono sbagliare, non possono perdere autorità, non possono provare emozioni e non possono essere in difetto. Soprattutto di fronte ad una donna.
Però non mi "sono presa" un ceffone sull'orecchio perché nessuno "si prende" una cosa che non vuole. Ho subìto un ceffone, ho subìto un'aggresssione che mi ha lasciata rimbombante e attonita ma mi ha anche svegliata da quell'incubo in cui avevo costruito tutta la mia vita e mi apprestavo a ricostruirla in viaggio.
E ho detto basta.
Era ora che dicessi basta.
E non mi vergogno per niente, sono molto lucida al momento.
Durante gli ani precedenti mi vergognavo tantissimo di ammetter che stavo con una persona copsì e facevo di. tutto perché bevesse di meno, mangiasse di più e meglio, facesse attività lontane dalll'alcol.
Ma quando parliamo di una dipendenza, alla fine gli altri non possono fare un granché.
Avevo voluto comprare la Bertha al 100% coi miei soldi. Mi dicevo che non si sa mai lo lasciavo se mi rompevo della situa perché ne ero cosicente, e infatti così è stato, e ringrazio questo mio sano egoismo che mi è costato tutto quello che ho potuto vendere ma è stato vitale per non scendere a compromessi e rimanere ferma nella mia indipendenza economica.
Ho dato un taglio netto a tutto ed ho sigillato la mia decisione con una denuncia perché rimanesse traccia: nessuna deve passare per questo un'altra volta, e chi maltratta deve capire che le sue azioni hanno conseguenze e che la donna nonè pazza o capricciosa.
Cosa farà della sua vita non mi concerne più, e anche se è triste, tristissimo abbandonare una persona che hai amato, alla fine ognuna si salva da sola ed io non potevo affondare insieme alla sua nave in un mare d'alcol.
E così a sole 36 prima del mio aereo avevo un camper di 7 metri da spostare al sicuro alla vigilia di agosto nella località più turistica dello Stretto. Sto prendendo ancora la patente e dovrò sbrigarmi nel processo per diventar eindipendente, ma al momento dipendo da altre persone per spostarmelo e non è semplicissimo, quindi ho sovuto iniziare a chiamare amiche per spostarmelo e Anna che guida il suo van di 6m mi ha salvata.
Dopo qualche telefonata ad amici degli amici abbiamo trovato un campo dove lasciare la Bertha e dovrò trovare ancora un autista per riportarmela sul mare una volta rientrata. Un passo alla volta.
La Pippa è rimasta con la mia amata dogsitter Angela ed il suo Baloo, programmato prima dell'aggressione perché sapevo che non potevo lasciarla a lui se iniziava ad ubriacarsi tutte le sere. 3 settimane sono lunghe. L'aveva già persa un paio di volte rimanendo ad ubriacarsi al Chiringuito dopo le sessioni di kite e degli amici me l'avevano recuperata. Non mi fidavo e non mi sarei goduta il viaggio con l'angoscia a chiamarlo più volte al giorno per sapere se la Pippa stava bene.
Un'altra amica mi ha accompagnata al blablacar per andare all'aeroporto e, con lo zainetto finito un po' a caso perché ero sconvolta, sono salita su quell'aereo.
Ho pianto poco perché mi sono tenuta occupata, ma soprattutto perché avevo pianto moltissimo negli ultimi due anni lasciandolo ogni volta che tornava ubriaco che non poteva reggersi in piedi né articolare bene le parole. Avevo pianto per disperazione, avevo pianto di delusione, avevo pianto perché mi sentivo impotente e non mi sembrava giusto.
Avevo pianto tantissimo e a quel punto non piangevo più: mi sono messa al sicuro ed ho tirato su un muro netto.
Dopo 3 settimane in Sri Lanka fuori da tutto ho imparato a surfare o almeno a tirarmi su e fare qualche metro, un trionfo!
Fra due giorni ho il volo di rientro ed ho paura.
Ho paura che rientrare nel posto dove abbiamo passato insieme tutti questi anni mi faccia sentire male, triste, sconfitta.
Non so veramente come organizzerò la mia vita da quel momento in poi, so solo che il primo e più urgente passo è prendere la patente, e da li potrò decidere dove andare.
Tarifa è il posto del mio ex e quel tipo di vita ruota intorno alla birra.
La mia no.
Il kitesurf è oliato dalla birra, la bevono tutti quanti ogni giorno dopo le lezioni: due, tre, quattro pinte o più. Se non ci fai attenzione con coscienza no sembra niente di che, ma se ci pensi per bene lo fanno ogni singolo giorno. Sembra che se non bevi non ti vuoi divertire, e se non ti compri la birra da sola arriva qualcuno che va a ordinarle per tutti e te la mette davanti. Se dici di no ti incitano a brindare o ti dicono che sei noiosa.
Ti senti esclusa se non bevi.
Se sei una persona a cui piace una birra in pizzeria è facilissimo iniziare a bere tanto. E infatti bevono tutti tanto.
A me non piace la birra e non bevo molto quindi no ho mai trovato divertente stare seduti al tramonto a bere birre e dire cazzate. Non ho mai capito il senso di farlo ripetutamente nel quotidiano, giorno dopo giorno, settimane, mesi, anni. E lo fanno praticamente tutti: è una sorta di alcolismo sociale. E lo so che non si può generalizzare e che la maggior parte delle persone non crede di avere un problema d'alcol se si beve tre-quattro birre ogni giorno. Io ho osservato il fenomeno per 5 anni e invece per me è molto chiaro che non faccio parte di quel mondo.
Non ne ho mai fatto parte perché non bevo.
E non mi interessa iniziare.
E lui?
Finché non ci sarà il processo non tornerà in Spagna, e forse non torna nenche per quello. Al momento è via e mi rassicura molto non doverlo incrociare in loco non perché ho paura di lui, ma perché ci soffrirei moltissimo.
Anche se non ho ancora una visione chiara di cosa farò di preciso una volta presa la patente, voglio comunque partire: ho voluto il camper per vivere in viaggio, mica in un parcheggio!
Partire
Nelle mie bacheche Instagram e Pinterest ci sono destinazioni che tornano sempre: il sud del Portogallo (Algarve) dove si fa surf sarà sicuramente la prima perché vicino a Tarifa. Più avanti, quando sarà serena alla guida, mi avventurerò in Scozia dove si guida a sinistra e bisogna essere davvero sul pezzo, ma mi do il tempo di sentirmi pronta.
Sono attratta dalla Grecia, le Canarie, le coste del Marocco e da un sacco di altri posti. E voglio fare un tour in Italia.
Dare gas
Mi sono visualizzata accendendo il motore e guidando con la pippa nella sua cuccia legata con la pettorina al sedile del passeggero e mi piace molto.
Sto entrando a far parte della Community delle donne nel surf ed è bellissimo, mi porterà a scoprire spiagge nuove e la Bertha è perfetta per quella vita.
La prossima salita
Adesso arriva la parte più difficile: tornare a Tarifa da sola nei posti che facevano parte della mia vita di coppia e affrontare l'esame della patente che mi spaventa da fin troppi anni ma che adesso voglio con tutta me stessa perché è letteralmente il mio foglio di via.
Ho una Community di amiche che mi sostengono ed è confortante, soprattutto perché frequentano anche posti diversi da quelli con birra e alcool e per me è vitale non starci perché mi vengono le palpitazioni quando vedo persone bere ed ubriacarsi come attività di svago. Sono diventata insofferente.
In questo momento sono in un caffettino in Sri Lanka sulla spiaggia a Dewata beach, che è accanto al forte di Galle che ha un centro storico carinissimo.
Ho scattato questa foto dal mio tavolino:

Ieri ho ordinato il mio anello di findanzamento con me stessa: un simbolo e una promessa da me a me.
Le onde sono a 5 metri di distanza, ho fatto una lezione di surf alle 8 del mattino e ne ho un'altra alle 15. Domani idem, poi vado a ritirare l'anello.
Da Galle prenderò un autista per l'aeroporto di Colombo e atterro a Malaga dove spero trovare un blablacar per Tarifa. Una volta arrivata a Tarifa prenderò la Pippa e andiamo dalla Bertha in taxi. L'indomani chiederò a qualcuno che mi guidi la Bertha al parcheggio sul mare accanto ad altri amici con furgoni e da li andrò in paese per le mie lezioni di guida con la mia nuova bici elettrica di cui non vi ho ancora parlato perché è arrivata prima di partire. L'ho presa con le ruote medie così ho il baricentro basso e posso portare meglio sia la spesa nel portapacchi dietro che la Pippa nel cestino che metterò davanti. La Bertha ha un porta-bici nel retro che esce tipo cassettino ed ha anche una rampa che casca a pennello perché la bici pesa più di 30kg.
Siccome inizio ad avere tante cose elettriche dovrò anche organizzare i lavori per mettere il nuovo impianto di pannelli solari e cambiare i serbatoi d'acqua per avere più autonomia. Ho deciso di mettere un WC con buste sigillate compostabili che finiscono in un cassetto e poi butti il tutto nel bidone giusto a seconda del Comune. Questo sistema mi fa comodo per non usare acqua pulita negli sciacquoni e perché mi fa schifo ultra-schifo svuotare il serbatoio di acque nere. E così avrò 100 litri di volume libero per un nuovo serbatoio da attaccare in serie a quello di acqua pulita, a parità di peso complessivo del mezzo.
Scrivo tutto questo per diventare cosciente di quello che devo fare, perché quando sai che sei in bilico basta poco per farti cadere ed hai bisogno di sapere tutto quello che succederà e come lo affronterai, anche se sembrano le cose più semplici del mondo.
Perché devo reinventare la mia quotidianità daccapo finché non mi sentirò sicura e forte di nuovo. Perché la mia vita era in coppia ed era bello avere un compagno, essere un team, non dover pensare a tutto da sola e non perché non potessi, ma perché è più bello essere in due.
Essere da sola di nuovo mi disorienta.
Perché adesso sono fuori da tutto in una bolla di viaggio e surf fra mare e palme con persone sconosciute e non ho obblighi, solo piacere senza grandi pianificazioni, vivo alla giornata, mangio un sacco di cose buone che mi fanno sentire bene e mi tengo occupata.
Ma tornata a casa dovrò affrontare tutto quello che ho lasciato in sospeso, soprattutto con le mie emozioni.
Scrivo questo perché capiate cosa vive una donna che sta uscendo da una relazione abusante e siate carine con lei. Che possiate farle da appoggio, da svago, da zona di confort che la rinforzi nel quotidiano che deve ridisegnare. Fatelo per lei e fatelo anche per voi, per vedere la realtà nel suo punto più crudo ed evitare relazioni che potrebbero farvi lo stesso.
Siamo purtroppo in tante. Troppe.
E abbiamo finito di stare zitte.
STAY STRANA, STAY FIGA
Veronica
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