GIORNO UNO
Chi ha un profilo pubblico tende a raccontare le cose a posteriori per avere una visione d’insieme ed un racconto con una struttura equilibrata e soprattutto una fine comprensibile e positiva, calibrata per non generare reazioni negative o deludenti nei follower. Si tratta di avere un dominio completo della situazione: “La raconto a cose fatte e digerite, così do una versione che posso affrontare sui social quando è già passata e sono forte di nuovo”.
Invece il raccontarsi nel mentre che stai attraversando un momento difficile non è mai una buona idea perché il presente dei momenti difficili è sempre nebuloso, e di solito lo lascio al mio diario personale. Se c’è un’altra persona di mezzo, poi, diventa impossibile perché devi prima fare i conti con l’altro su una situazione che non è deifinita, e devi anche rispettare la sua privacy.
Quando mi lasciò il mio primo marito nel 2010 non lo raccontai quasi a nessuno. Neanche al lavoro.
Avevo il terrore che il mio mondo di sgretolasse, ma in realtà lo era ancora prima di rimanere da sola. Se ci penso, a 16 anni di distanza, meno male che mi lasciò lui perché mi stava distruggendo. Se penso a quanto feci perché non si vedesse e per non sembrare una poverina lasciata dal marito perché non era fertile, mi viene da abbracciarmi. Non chiesi supporto, non chiesi aiuto, e il risultato furono anni di avanzamento a tentoni finché non ritrovai un proposito ed un modo di sentire che valevo qualcosa ed ero capace di avere successo in qualcosa. Il lavoro.
Questa volta ho deciso di parlarne DURANTE.
L’ho scelto dopo pochi giorni anche se non so cosa succederà, anche se non ho una visione d’insieme da lontano né tantomeno un recap a cose finite. Ma ho sentito il bisogno di racontare a tutte quelle che hanno situazioni di violenza domestica che NON SIETE SOLE, ragazze. È più diffuso di quel che immaginavamo.
Credo che questa decisione sia frutto della maturità che raggiungi dopo anni di esperienza di vita, per il semplice fatto che hai vissuto tante cose e a un certo punto inizi a fregartene di cosa può succedere, di cosa farai e di come verrà il racconto. E non te ne freghi perché sei incosciente: te ne freghi perché alla fine sai che un modo di continuare lo troverai sempre, come lo hai sempre trovato in situazioni anche peggiori.
Hai questa consaèevolezza come asso nella manica.
Ma c’è di più.
Perché mi sono trovata a voler condividere l’incertezza di questo periodo di crisi? Il senso di depressione e vuoto, l’incognito, la paura, lo smarrimento e la mente che non riesce a funzionare come dovrebbe nei momenti in cui affiora un ricordo e ti ributta in un ciclo di centrifuga che non ti lascia respirare? Ho deciso di farlo proprio perché di solito non viene fatto.
Mi ritrovo a condividere momenti per me difficili con un pensiero preciso di fondo, sempre lo stesso: non mi vergogno di quello che mi succede e penso che sia importante che si veda che anche una che ha creato tutti i successi che ho avuto io possa ANCHE stare malissimo, deprimersi, piangere, perdere l’autobus perché sta avendo una giornata difficile e far fatica a prendere la patente.
Perché credo che la forza di una persona non sia sempre al massimo, il successo non sia sempre al top e che in un campionato che vinci ci sono tente partite che perdi e gol che incassi. E tu sei tutto l'insieme, non solo i successi che vuoi far vedere su Insta.
Viviamo in una società che punta i riflettori solo sui successi, e più sono straordinari e precoci e fuori dalla norma, meglio è.
Ci piacce avere idoli perfetti a cui ispirarci come modelli e vogliamo che siano perfetti perché altrimenti che idoli sarebbero? Puntiamo solo al cavallo che vince e che sappiamo che vincerà sempre per sentire che controlliamo almeno quello e che non ci deluderà.
Quando una influencer ha una crisi di vita personale come una separazione, di solito l’annuncio viene accolto come un fulmine a ciel sereno: “E chi lo sospettava che stavano male???” “Ma come, mi piacevano un sacco!” “Ma allora era tutto finto!!!” e insomma le persone non sanno bene cosa pensare e si perde credibilità.
Ma non vedo come una coppia che non va bene possa esternare il malessere sui social prima ancora di averlo visto o ammesso da sé. È una questione intima e l’ultima cosa che vorresti fare è scrivere che forse lo vuoi lasciare, forse non va più bene, etc etc. Ecco perché le cose vengono comunicate a cose finite. E se dovessi tornare ad essere in coppia e a separarmi di nuovo, non potrei fare diversamente perché la mia vita social è mia ma fino a un certo punto: se c’è di mezzo un mio compagno, gli devo privacy e rispetto e li mostro solo se loro sono d’accordo.
Negi ultimi 10 anni ho avuto storie a breve termine che no ho mai mostrato, per esempio.
Ma in quello che concerne me e solo me, decido io.
E questa volta ho sentito il bisogno di mostrare tutta la fragilità senza paura.
La stessa donna che ha fatto le aperture del 9Muse in mutande, che ha pubblicato libri e podcast in classifica, che ha lanciato decine di donne di successo, che ha ispirato centinaia di migliaia di donne con corsi e viaggi. Be’, quella stessa donna può anche passarsela da schifo per una storia d’amore e di violenza domestica che ti dici “No, ma pure tu che ti credevo infallibile?” Si, pure io perché è molto più capillare di quello che pensavi.
Ritengo vitale il fatto di mostarmi fragile proprio perché si tende a pensare che se scopri il tuo fianco allora perdi credibilità in tutto il resto, portando avanti un immaginario di donna forte surreale, raccontato solo per mantenere il presidio sulla tua influenza sulle altre per continuare ad avere successo.
L'ho fatto per anni, ma non credo che sia il modo più utile per me né per le donne in generale. Non credo che sia utile per nessuna perché è una finzione. Male si sta male tutte prima o poi, e quindi perché nasconderlo?
Trovo un sollievo GIGANTE nel mostrarmi anche nei miei momenti di fragilità, a costo che molte persone si sentano tradite e deluse dalla donna forte che non si lascia scalfire da niente e da nessuno.
E lo so che per molte è importante seguire una personaggia che non cade mai o che se cade ti dà forza quando ti senti sgretolare perché ti dici “Se lei è figa anche quando le cose vanno male, allora mi farò forza anche io”. Ma no mi va più di essere quel tipo di idolo perché non voglio più usare le mie energie per convincermi di essere forte sempre, e credo che sia più importante integrare che la gente “forte sempre” non esiste.
E quindi tre settimane fa alle 2 di notte ho lasciato il mio compagno col quale ho vissuto per quasi 5 anni e sono andata a denunciarlo dopo che mi ha tirato un ceffone sull'orecchio. Aveva bevuto 8 pinte di birra. Dopo 36 ore avevo un volo per un viaggio in Sri Lanka ed ho arrangiato tutto per poter partire. Partire mi ha fatto bene per staccarmi da quel punto di rottura tropo doloroso da affrontare subito. Ho passato 3 settimane un po' svampita e disratta dalle bellezze dello Sri Lanka e in mezzo all'atarassia piano piano ho iniziato a sentire emozioni nuove e di controllo imparando a fare surf. Metafora perfetta di equilibrio, controllo e sinergia con il mare.
Sono rientrata 30 ore fa sapendo di dover fare i conti con una vita che avevo progettato in coppia e che adesso devo ridisegnare per me e la Pippa. Non ho idea di come andrà e va bene così, non mi spaventa.
So che non ho ancora la mente chiara per capire cosa faremo, so solo che devo finire di prendere la patente e starò a Tarifa finché non lo faccio. Questa cosa della patente sembra stupida, ma per me è un muro altissimo e mi terrorizza. Abitando in un camper di quasi 7 metri e devo poterlo guidare, quindi questa volta mi tocca.
Giorno uno
Oggi una coppia di amici mi ha spostato il camper dal parcheggio dove l’avevo lasciato durante il mio viaggio ed abbiamo trovato un posto sul mare.
Non ho ancora internet perché anche se ho caricato credito, Vodafone ha un sistema che mi fa uscire di senno. Domattina dovrò andare alla sede di Tarifa per farmelo sistemare. Ho svuotato la zainetto e lavato un po’ di vestiti, ho acceso un ventilatorino elettrico ed ho passato il pomeriggio a finire di leggere Yesteryear. Finito il libro che mi è piaciuto moltissimo, ha un che di “The others”, mi sono messa a scrivere al mac per ragionare strada facendo. Scrivere mi aiuta a mettere in ordine i pensieri.
Fra le cose che posso iniziare a mettere in una lista “TO DO” c’è in primis la patente, e in parallelo alcuni lavori di miglioria per il camper come pannelli solari nuovi, cambio di tipologia di WC per eliminare le acque nere e l’installazione di un secondo serbatoio di acque pulite. Un portapacchi sul tetto per la tavola da surf e degli interventi estetici interni per i quali ancora non mi decido.
Al momento ho in piano solo cose pratiche, non ho abbastanza energia per avere emozioni e pianificare viaggio con la Bertha e non pretendo neanche di averle, so che devo darmi il tempo di essere triste e di attraversare questo lutto della fine della mia relazione. E quindi mi concentro sulle cose che devo fare si o si, come scegliere il nuovo cesso a buste termosaldate. Che poesia.
Domani è il mio compleanno e no ho organizzato niente, non ho pianificato niente e non ho voglia di fare niente.
Non è per niente come lo immaginavo e mi sarebbe piaciuti fare qualcosa di epico per i miei 50, ma non ne ho le energie.
5 Anni fa lo festeggiai un mese dopo a Milano perché il 17 agosto sono sempre tutti in vacanza.
Magari faccio la mia festa il 17 settembre anche quest’anno, perché al momento non ho le forze di pensarci e sono solo triste perché domani era un giorno felice e importante e invece ho la mente vuota.
È molto difficile festeggiare qui perché il grosso dei miei amici sono amici di entrambi e non ho le energie per raccontare a tutti cos’è successo né voglio nascondere la totalità dei fatti per coprirlo dicendo solo che ci siamo lasciati. Lo vedevano tutti bere molto, ma il fatto della denuncia e il dover far fronte ad una parte così oscura di un tuo amico non è una cosa che la gente vuole vedere o affrontare, sono tutti a disagio. Nessuna delle sue ex lo ha denunciato mai, ed ho scoperto che aveva fatto ben di peggio con loro. Ma ecco come reagiamo di solito: lo mollo e mi faccio la mia vita, guardoa vanti e ciao, non è più un mio problema.
Amica non sarà più il tuo probema ma stai passando una patata bollente alla prossima. E lo so che è vittimizzazione secondaria: lo so. Ma denunciare serve. Se lo avessero denunciato le prime 3, lo vedi come andava in rehab trent’anni fa. Purtroppo non è un pensiero realistico perché anche solo 10 anni fa era impensabile denunciare perché non ti credevano. Ma adesso è sempre più viabile, quindi credo che si debba pensare a farlo per coscienza sociale e per avere anche noi stesse una chiusura. “Brutta stronza femminista traditrice che sei andata dalla polizia” e serena di esserlo.
So che è difficilissimo avere la lucidità, forza e coscienza sociale di denunciare, ma è importante farlo per motivi che hanno ripercussioni fuori e dentro di noi.
Non ho ancora cercato chi mi installi i pannelli solari e credo che passerò agosto a non fare niente di che, solo quiz della patente. Se avete libri dalla trama figa come Yesteryear, per favore, suggeritemeli che ho voglia di staccare per bene la mente con un libro che mi aiuti a rimettere in moto la mente. Guardare Netlix non lascia niente all’immaginazione, i libri si.
Veronica
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